Costretta ad abortire a 15 anni, il giorno dopo sul marciapiede

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Faceva parte di un gruppo di minorenni, la ragazza romena 15enne che ha avuto la forza di raccontare come dopo essere stata costretta ad abortire, il giorno dopo è dovuta tornare sul marciapiede per prostituirsi. Ad obbligarla, due pregiudicati, anch’essi romeni, di 25 e 26 anni, arrestati dagli agenti del Gruppo Sicurezza Sociale e Urbana, dopo tre mesi di indagini. L’accusa per i due è di riduzione in schiavitù, sfruttamento di minorenni e induzione alla prostituzione su strada.

Le vittime, tutte minorenni, venivano rese maggiorenni da falsi documenti per poi essere trascinate a battere sulla via Aurelia e sottoposte a minacce fisiche e psicologiche. Per ognuna di loro era già tutto deciso: quanti rapporti, di quale tipo e le relative tariffe. Erano costrette a vendersi senza tregua fino al raggiungimento della somma stabilita dai loro aguzzini.

L’indagine ha fatto emergere un giro di affari che fruttava una cifra stimabile nell’ordine del milione di euro all’anno. Parte di questi proventi era investita in Romania per l’acquisto di immobili, il resto del denaro serviva a sovvenzionare altre attività criminali a Roma gestite da soggetti dell’Est Europeo.