La terra torna a tremare

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L'epicentro questa volta si è spostato sull'asse reatino, ma gli effetti si sono sentiti eccome anche nella provincia a nord di Roma. Dopo la prima scossa di domenica scorsa, la terrà è tornata a tremare ieri mattina. Due le scosse. La prima è stata di magnitudo 2,8 richter a una profondità di 6,7 chilometri; la seconda, più forte, è stata di magnitudo 3,6 richter a una profondità di 7,6 chilometri e si è verificata alle 11 e 55. A rilevarle sono stati i macchinari dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia che da una prima stima hanno localizzato l'epicentro in un'area compresa tra Limiti di Greccio, Contigliano e Cottanello. Tutti in provincia di Rieti. A differenza del sisma di domenica scorsa, lautamente più superficiale, quello di ieri ha avuto però il proprio ipocentro a una profondità pari a 7,6 km. Il fenomeno è stato avvertito fino alla capitale e in particolare nei comuni di Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo e Sacrofano. Nessun danno è stato registrato ma la protezione civile regionale ha lanciato un piano di allerta nelle prossime ore.

«Non risultano al momento danni a cose o persone – ha spiegato ieri a caldo la presidente Renata Polverini – le squadre della protezione civile regionale, impegnate sul territorio per effettuare le opportune verifiche, sono pronte ad intervenire qualora fosse necessario, e stanno dando tutte le informazioni utili a rassicurare i cittadini che hanno chiamato la sala operativa dopo aver avvertito la scossa». Difficile associare per ora le singole scosse. Di certo è tornata la paura tra gli abitanti, amplificata sui social network con video e testimonianze. Dalle dichiarazioni degli esperti sembrerebbe che questi terremoti siano la conseguenza di quanto è iniziato nell’Alto Appennino forlivese circa due mesi fa. Una zona da sempre esposta a questo tipo di rischi, dove sono state sistemate due anni fa delle postazioni fisse per controllare ogni movimento sospetto. Entro oggi dovrebbero essere disponibili dati più attendibili sull'analisi del fenomeno per capire se le forti scosse fossero la coda dello sciame o se presagiscano a qualcosa di più pericoloso.