Piazza Vescovio: monumento al “nero” Cecchin, è polemica

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Monta la polemica sulla decisione del sindaco Gianni Alemanno di far erigere un monumento e intitolare il giardino di piazza Vescovio a Francesco Cecchin, giovanissimo militante di destra ucciso negli anni '70.

"Piazza Vescovio come ogni luogo di questa città non dovrebbe appartenere a nessuno in particolare; le piazze sono di tutti, le piazze sono ricchezza e patrimonio della comunità" si legge in una lunga lettera sottoscritta, tra gli altri, da registi come Ettore Scola, Citto Maselli e Paola Comencini, intellettuali come Nicola Tranfaglia e Giorgio Manacorda, sindacalisti come Pietro Larizza e politici del centrosinistra che vanno da Fausto Bertinotti a Raffaele Ranucci, da Edo Ronchi a Vincenzo Visco a Luigi Manconi.Una lettera aperta in cui si chiede al sindaco Alemanno di "riconsiderare le decisioni assunte, e rendere  Piazza Vescovio una piazza aperta, intitolando i giardini a tutte le vittime della violenza politica, a memoria di quanti hanno perso la vita in quegli anni terribili della storia di questa città, perché dal ricordo delle vittime i giovani cittadini possano trovare sprone nella realizzazione di un futuro basato sui valori di libertà, tolleranza e civile convivenza scritti nella Carta Costituzionale".

Dello stesso avviso Enzo Foschi, consigliere del PD della regione Lazio: «Non si possono e non si devono utilizzare i morti del passato sopratutto per definire ed evidenziare divisioni e differenze. Chi sostiene questa iniziativa, soprattutto gli amministratori di centrodestra del comune di Roma, si devono rendere conto di quanto questo sia un gioco pericoloso. Soprattutto dopo i tanti episodi che si sono susseguiti nella Capitale recentemente. Il sindaco Alemanno, sia il sindaco di tutti, ascoltando le motivazioni di quanti hanno scritto questa lettera».

Dura la replica del vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli: «L'intitolazione di una strada, di una piazza o di un giardino a un ragazzo di destra o di sinistra vittima della violenza politica serve a costruire un percorso della memoria affinché non si dimentichi mai cosa non deve diventare il confronto politico». «Sono pertanto esterrefatta  – ha concluso Angelilli – da tutti i tentativi con cui si sta cercando di strumentalizzare l'iniziativa di domani: lettere, proclami, mobilitazioni sono sconcertanti ed esprimono finalità esattamente contrarie alla pacificazione».

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