Oggi la grande festa per i diritti dei gay

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Per un giorno, uno soltanto, Roma sarà la capitale internazionale dei «diritti gay» e dunque, per dirla con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, dei «diritti umani». Per un giorno, che è oggi, ad attraversare la città eterna non sarà soltanto il Tevere, ma un fiume di persone che metteranno facce e corpi e sorrisi, metteranno se stesse nel mezzo di un corteo che non sarà una festa, o almeno non sarà solo una festa ma anche e soprattutto una testimonianza di lotta, un'istanza di rivendicazione esistenziale prima ancora che politica. Per dire «io ci sono». Per chiedere quel che è dovuto in termini giuridici – il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, per esempio e una legge che istituisca il reato, odioso, di omofobia – ma davanti al quale le istituzioni italiane si fanno cieche e sorde.

Il 28 giugno 1969 la rivolta dello "Stonewall In" bar di New York segnò la nascita del movimento di liberazione omosessuale, celebrata ogni anno in tutto il mondo con decine di gay pride, la marcia colorata e fradicia di buonumore, epperò faticosa e lunga e il più delle volte dolorosa come solo le lotte per l'affermazione pubblica della propria identità – politica religiosa culturale emotiva o sessuale che importa. Quarantadue anni dopo e dall'altra parte della terra, la parata che questo pomeriggio percorrerà le vie romane e si concluderà al Circo Massimo infonderà respiro, fosse pure per una manciata di ore, a una capitale ammorbata da ipocrisie e politicanti e sotterranei interessi, guastata da un'asfissiante moralismo nutrito e sfruttato da gente senza morale. 

E se saranno cinquecentomila, come ha previsto la Questura, o due milioni come credono gli organizzatori; se la superstar Lady Gaga saprà scaldare solo i cuori cantando "Born this way" – "Nati così", praticamente un inno alla diversità che poi è uguale o quasi alla normalità – o infiammare anche verbose polemiche politiche; se a un manipolo di scemi verrà in mente di gridare allo scandalo e indignarsi e chissà mai per cosa; se a scendere in strada sarà il popolo rainbow o un'intera città, Roma vivrà comunque il suo giorno di festa. E di lotta.  

Christian Poccia