Le procedure anomale di Antoniozzi e Bianchini

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Emergono nuovi particolari in merito alla scelta del Campidoglio di destinare all'emergenza abitativa di 30 famiglie romane disagiate alcuni locali di un complesso situato in via del Mare, decisione peraltro prontamente stoppata dal sindaco pontino Enrico De Fusco. In primis balza all'occhio l'anomalia delle procedure adottate (verrebbe da dire come al solito) dal duo Antoniozzi-Bianchini, che attendono la scadenza di un bando pubblico, in questo caso avvenuta il 18 marzo 2011, per concedere l'affidamento diretto in proroga a un consorzio privato. Un iter, questo, che al massimo dovrebbe tenere conto di condizioni di reale emergenza o somma urgenza che, invece, nel caso pometino non ci sono. Senza tener conto, poi, che il bando fa esplicito riferimento a immobili situati sul territorio di Roma, mentre l'affidamento diretto "sfocia" magicamente nell'individuazione di alloggi sul suolo di un altro comune e senza tener conto del parere dell'Amministrazione locale.

Il fatto di "localizzare" a Pomezia la soluzione dell'emergenza abitativa capitolina, inoltre, assume in questo caso una particolare gravità perchè il Comune, che tra l'altro già ospita alcuni nuclei familiari romani, deve far fronte a una situazione di estrema difficoltà, tra liste d'attesa spaventose, continui bandi, alcuni dei quali senza una risposta e sfratti recenti, che hanno lasciato senza casa decine di famiglie con figli a carico. Un assurdo che non finisce qui, perchè sembra che il "prezzo" dei miniappartamenti in cui dovevano traslocare queste sfortunate 30 famiglie, facenti parte di un residence e non ex uffici come scritto precedentemente, sarebbe stato irrisorio, di molto inferiore a quello stabilito dal Comune di Pomezia per la PROPRIA emergenza abitativa. Insomma un po' come prendersi la casa di un altro, per giunta a prezzo di saldo. Un po' troppo, anche per il "temperato" sindaco De Fusco, che pare se la sia presa, oltre che con gli amministratori romani, anche con chi aveva accettato di buon grado di cedere quegli immobili, dopo che il Comune tanto aveva sudato e continua a farlo per provare a trovare una soluzione adeguata alle esigenze di famiglie pometine in difficoltà. Per fortuna il primo cittadino ci ha messo una pezza, salvando danno e beffa. Il Campidoglio sembra invece aver fatto l'ennesima brutta figura. Adesso l'interrogativo è: si daranno una calmata o continueranno a "lavare i panni sporchi in casa d'altri?". Vedremo. Anche perchè l'ultimo bando è scaduto "appena" il 3 giugno scorso.

D.Cap.