La Casa della memoria è un rudere

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Un rudere. E' questo quello che resta della Casa della Memoria, in via Tiburtina 163, all'incrocio con via dei Dalmati. Eppure eravamo partiti bene nel 2004, quando si è deciso di trasformare lo stabile in uno centro culturale, omaggio ad un quartiere ricco di memoria storica. Ambizioso il progetto che ha entusiasmato i residenti di San Lorenzo: spazi espositivi, sale multimediali, centro conferenze e quant'altro.  Al via i primi finanziamenti e il gioco è fatto: palazzo sventrato e in poco meno di un anno lavori interrotti o forse è meglio dire conclusi. Siamo dunque ben lontani dall'originaria idea di spazio polifunzionale. La propaganda per il centro però non si arresta, nel 2009 si vociferava anche che lo stabile avrebbe cambiato nome.  Il 19 febbraio 2010 la Giunta regionale del Lazio ha approvato un programma straordinario di investimenti che fu pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione dove veniva stabilito un contributo di 450 mila euro a titolo di investimento per  «integrazione con sala polivalente del centro culturale Casa della Memoria, sito in via Tiburtina, 163».  

La delibera in questione attribuiva a ogni singola proposta di ente locale, municipio e circoscrizione, la ricezione di un contributo da un minimo di 50 mila euro a un massimo di 700 mila, assegnato in base al numero delle persone residenti nel territorio d'appartenenza del progetto. Rientrando nel Municipio III con più di 50 mila abitanti, la Casa della Memoria si è collocata nell'ultima fascia stabilita aggiudicandosi la cifra suddetta. Infine anche il Municipio Roma III si interessa alle sorti dello stabile: in un Consiglio dello scorso anno viene avanzata la proposta del recupero dell'edificio Casa della Memoria (opera già finanziata) e della realizzazione di un collegamento pedonale delle aree circostanti. Ma a quanto pare finanziamenti e delibere non sono bastate: a oggi il cantiere è in stallo, tra  rifiuti, incuria e cartelloni pubblicitari, senza alcuna traccia della Casa della Memoria. In molti temono che quel che resta di un edificio divelto possa crollare anche se c'è ancora chi spera in una riconversione dello stabile. 

 Paola Filiani