Il linguaggio “sguaiato” della presidente Polverini

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Ormai indietro non si torna, ora i politici hanno pensato che per essere vicini alla gente bisogna dare di sé l’immagine peggiore possibile. Non si capisce perché l’orgoglio dell’essersi fatti da solo deve coincidere con un linguaggio “sguaiato” e comportamenti sicuramente poco esemplari. Tra questi politici, che hanno deciso di non prendere ad esempio De Gasperi o La Pira, sembra brillare nel firmamento la stella di Renata Polverini. Martedi scorso l’ultimo e non meno grave episodio. Contestata a Genzano, pare, da militanti di sinistra, durante un comizio elettorale ha “risposto dal par suo” alle offese definendo “zecca” chi la interrompeva ed addirittura indicando un “posto sicuro” dove riporre il telefonino con il quale un elettore stava effettuando delle riprese. “Zecca” ricorderà qualcuno, era il termine spregiativo con il quale i “fasci” di allora, oggi rispettabili personaggi di governo, definivano gli avversari “rossi” nei mai dimenticati scontri di piazza.

Comunque sia, giornata fantastica per Renata che va a ruota del suo mentore Silvio. Infatti per il Sultano “quelli di sinistra non si lavano” e la Moratti, subito querelata, che accusa il suo rivale Pisapia di essere stato condannato per furto. Insomma in politica si vola alto. «Se si scende sul piano degli insulti – come dice il senatore del Pd Luigi Lusi – è difficile poi sostenere le proprie ragioni e soprattutto ci si espone a epiteti di risposta che, a questo punto, sono ben difficili da condannare. Se la Polverini ha infatti affermato che il contestatore era una “zecca”, chi avrebbe potuto eccepire, come andrebbe invece fatto in condizioni normali, nel caso costui avesse replicato che la governatrice era una “stracciarola”?». Ma Renata dal palco aveva spesso e volentieri dato il meglio di sé. Da quando il capo Silvio, le disse: «Renata lo sai che non sei niente male, io del resto sulle nostre elette ho lo “ius prime noctis”» e lei se la rideva beata, aspettando il momento della vittoria per invitare tutti con un gioioso «annamo a ballà». Adesso a ballare, magari, ci vanno le famiglie con figli portatori di handicap che non trovano più le strutture di assistenza. Ma del resto a che serve un politico capace, basta essere “tanto simpatico”.  

Rigoletto