Anzio, bambinopoli: una storia avvolta nel giallo

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Bambinopoli, storia avvolta nel giallo. Lo storico quartiere anziate, una delle poche zone incontaminate del centro neroniano è al centro delle polemiche per via dei lavori edilizi, prima partiti e poi immediatamente sospesi. La scorsa settimana la società di costruzioni Geim sas, noncurante della sentenza del Consiglio di Stato ha ripreso i lavori per costruire le palazzine della “discordia”. Immediatamente è arrivato il dietrofront del sindaco Bruschini, che si è attenuto alle sentenze del Tar, dando per assodato che il permesso a costruire era scaduto da oltre un anno.

«Una vicenda alquanto intricata e poco chiara ha riferito Giancarlo Scatassa, presidente del Comitato Bambinopoli -. Noi come cittadini amanti di Anzio abbiamo percorso tutte le vie possibili per bloccare i lavori di costruzione, o meglio per farli adeguare ad alcune normative ben precise. D’altronde il Tar del Lazio ha già espresso un giudizio netto in merito alla vicenda di Villa Adriana, sancendo che per le altezze delle nuove costruzioni non si possono superare i 7,5 metri (quattro piani contro i sei previsti). L’Amministrazione comunale dapprima ha sostenuto che il permesso a costruire presso Bambinopoli non fosse scaduto, per poi effettuare un brusco passo indietro dinanzi alle sentenze in merito a Villa Adriana. In ogni caso noi in qualità di Comitato siamo disposti ad andare fino in fondo e finora le sentenze giudiziarie sulla zona hanno confortato le nostre tesi. Ora attendiamo fiduciosi il responso del Tar del Lazio che si è espresso solo in parte, per noi è già una vittoria il fatto che la magistratura abbia rivisto i criteri di costruzione delle nuove palazzine». Questo il punto di vista del battagliero Scatassa, in attesa che il Consiglio di Stato faccia chiarezza definitiva sulla vicenda.

Rimangono molti punti oscuri, a partire dalla recente ripresa dei lavori, che il legale del Comune aveva criticato rifacendosi al permesso scaduto. La vicenda a questo punto avrà anche risvolti penali, e all’orizzonte si profila persino l’ipotesi di eventuali avvisi di garanzia per alcuni rappresentanti dell’ufficio tecnico. Questo nell’eventualità in cui vengano accertate alcune irregolarità nelle procedure attuate. Il giallo continua.

Marcello Bartoli