Ordinanza antisquillo a rischio, i Comuni tremano

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Ordinanza antilucciole a rischio. La Corte Costituzionale ha bocciato una parte del pacchetto sicurezza varato dal governo nel 2008, una proposta del ministro Maroni che attribuiva pieni poteri ai sindaci, che in questo modo hanno potuto usare tutti i mezzi necessari per arginare il fenomeno della prostituzione. La Consulta ha infatti bocciato la legge che si riferisce specificamente ai provvedimenti adottati dai sindaci in materia, in particolare per prevenire casi di estremo pericolo. Quando le ordinanze sono a termine, come nei casi dei comuni di Nettuno, Ardea e Pomezia, non ci sarebbe rischio di annullamento.

Il problema strettamente giuridico riguarderebbe comunque la sottile differenza tra i provvedimenti attuati prima e dopo il 2008. In precedenza le ordinanze potevano essere eseguite solo per situazioni contingenti, mentre la legge in vigore non specifica in modo adeguato il concetto di urgenza del provvedimento. Le Amministrazioni locali rischiano di veder compromesso il duro lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni, anche se bisognerà attendere in ogni caso il parere definitivo della prefettura. Non è da escludere un parere negativo da parte dei giudici costituzionali, che già hanno fornito indicazioni precise sulle incongruenze delle norme per i sindaci “sceriffi”. 

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