Una moratoria per dire no ai nomadi al Cara

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Dal prefetto per chiedere “una moratoria” sull’arrivo dei rom al Cara. «Ci appelleremo affinché vengano bloccati i previsti trasferimenti nel centro richiedenti asilo», ha spiegato il primo cittadino di Castelnuovo di Porto Fabio Stefoni.  Il confronto tra Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario del Governo per il piano nomadi e i  17 sindaci dell’area c’è stato ieri pomeriggio, mentre andavamo in stampa. L’ennesimo tentativo per cercare di  trovare “soluzioni alternative”. Intanto la protesta su via Tiberina, via Salaria e a Ponte Storto non si placa.  

I comitati cittadini continuano l’opera di volantinaggio. Pure  ieri strade bloccate e polizia municipale intenta a monitorare il traffico. Oggi ci sarà una fiaccolata, alla quale parteciperà tutta l’Amministrazione comunale.  Già da alcuni giorni hanno preso il via gli sgomberi in alcuni insediamenti abusivi della Capitale. Mercoledì è toccato ai campi di  Centocelle e Porta Furba, in entrambi i casi l’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Roma ha offerto a donne e bambini un alloggio al centro di Castelnuovo di Porto. Possibilità, sembra, rifiutata dai cittadini stranieri tutti di nazionalità romena, che hanno preferito prendere altre strade. «Sgomberi tutti i giorni e si portano al Cara per avere assistenza fino a esaurimento posti», ha precisato l’altro pomeriggio il sindaco Gianni Alemanno. Si andrà avanti così e, nel sottolineare l'importanza dell'operazione,  Alemanno ha spiegato che «era fondamentale iniziare adesso perché se arrivano i clandestini in fuga dal sud non devono trovare un tessuto di campi abusivi incontrollati». 

E per chi rifiuta l’alloggio al Cara si comincia a parlare di rimpatrio assistito. «Anche oggi continueranno le proteste dei cittadini lungo la Tiberina – aggiunge il consigliere regionale Pdl Carlo Lucherini –  mentre i sindaci dell'area  saranno ricevuti dal prefetto. Auspichiamo che da questa riunione scaturisca la decisone più sensata cioè quella che il Cara o altre strutture all'interno dell'ex centro della Protezione civile siano eventualmente adibite all'accoglienza di un numero limitato di altri profughi dal nord Africa. I nomadi, che tra l'altro rifiutano il trasferimento, non c'entrano niente con l'emergenza di questi giorni e soprattutto un territorio come quello di Castelnuovo e altri paesi vicini che negli anni hanno accolto la decisione del Centro richiedenti asilo, non può sobbarcarsi anche questo onere: 400, quelli attualmente ospiti del centro profughi costituiscono un numero già molto alto se rapportato ai circa 1500 abitanti della frazione di Ponte Storto. Ospitare centinaia di Rom, che convivrebbero in pratica con i rifugiati, è impossibile.

La gente è esasperata – conclude – È opportuno che Alemanno capisca che non è il caso di risolvere i problemi della sua città creandone altri in provincia. La scusa che se non si sgomberano e si ripuliscono i campi abusivi questi vengono occupati dai migranti non sta in piedi. Non è opportuno cercare di risolvere questo problema con la politica dello scaricabarile».

 

Adriana Aniballi

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