Non si vive di solo pane

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Massimiliano Contadini è un uomo ancora giovane, ma non potrà più fare una vita normale. Non potrà più camminare, parlare come prima e neanche lavorare. E’ caduto da una scala mentre lavorava: «se prima era un uomo adesso è come un bambino», racconta la sua compagna. Dopo l’incidente è rimasto abbandonato per terra per più di due ore, in condizioni gravissime, senza nessun soccorso. Compagni e capi di cantiere volatilizzati nel nulla. Dal suo capo arriva solo una frettolosa telefonata alla compagna, sei ore dopo l’incidente, all’ospedale viene ricoverato come ignoto. Se oggi questa storia Massimiliano la racconta, lo deve solo a una signora di passaggio che ha chiamato l’ambulanza.

Una storia come ce ne sono tante, quella che è venuto a raccontare ieri Massimiliano nel cantiere della metro B1 di via Spalato, davanti ai lavoratori in occasione della chiusura della campagna della Fillea Cgil Roma e Lazio sulla sicurezza dei cantieri edili. Una storia comune dato che a Roma e nel Lazio esiste una miriade di imprese che contano da 1 a 10 addetti nella totale assenza di regole. «Una storia che suscita struggimento ma anche rabbia – commenta la segretaria della Cgil Susanna Camusso – perché abbiamo una legislazione che permette che il lavoratore sia ricattato, figlia di una filosofia che scinde lavoro e diritti, mentre invece non può esserci contraddizione tra diritto al lavoro e diritto alla vita».

La storia di Massimiliano purtroppo non è neanche delle più tragiche. Perché i morti sul lavoro in Italia e nel Lazio sono ancora troppi. «Il diminuito numero di infortuni nel Lazio da 5.258 del 2008 a 4.778 del 2009, è direttamente proporzionale alla diminuzione di ore lavorate e dei lavoratori occupati», ha ricordato, Roberto Cellini, segretario generale Fillea Cgil Roma e Lazio. “Nel Lazio risultano circa 26.000 lavoratori in cassa integrazione e nella stragrande maggioranza si tratta di edili a cui viene applicato un altro tipo di contratto. Ci sono solo 20 ispettori a Roma e mancano i controlli. Il Comune di Roma, la Provincia e la Regione Lazio, non sono più in grado di realizzare la progettazione preliminare, né di controllare e verificare la qualità della progettazione affidata a soggetti esterni e da qui, la via dell’illegalità e della mancanza di sicurezza è diretta».

Dopo la relazione di Cellini, sul palco si sono alternati, introdotti dal giornalista Giuliano Giubilei, Walter Schiavella, Segretario della Fillea nazionale, Marco Bottazzi, Coordinatore dei Medici Inca, l’Assessore Capitolino ai Trasporti, Antonello Aurigemma, l’Assessore al Lavoro della Provincia di Roma, Francesco Lollobrigida. Preoccupazione sui dati dei morti nel 2010 sono state espresse da tutti e tre i rappresentanti istituzionali, mentre il messaggio di saluto del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha posto l’accento su «L’impegno prioritario per una cultura della legalità e della sicurezza, nel rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro». E sulle regole ha concluso anche la segretaria della Cgil: «bisogna ben capire quale idea abbiamo del lavoro – ha affermato –  Se vogliamo ridare dignità al mondo del lavoro ed ai lavoratori, dobbiamo mettere al primo piano la legalità e la sicurezza, altrimenti che messaggio diamo alle nuove generazioni?»

 

Francesca D’Amico