Pomezia, destra spaccata sul candidato

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Centrodestra pometino sempre più nel caos alla vigilia delle elezioni comunali. Uno scenario addirittura più critico di quello del 2006, quando le polemiche e le divisioni in sede di ballottaggio spianarono la strada a De Fusco e costrinsero Cruciani alla resa. D'altronde se allora c'era una sorta di compattezza all'interno della coalizione, almeno prima della scelta del candidato, in questo caso incomprensioni e spaccature hanno contraddistinto tutti i 5 anni di legislatura, arrivando a una frattura non più ricomponibile. Mai dire mai, perchè i colpi di scena sono sempre dietro l'angolo, ma di certo oggi l'unico che se la ride è proprio il sindaco uscente Enrico De Fusco, più volte sull'orlo del baratro e sempre uscito indenne dal confronto politico (anche e soprattutto in virtù degli appoggi "a ruota" dei consiglieri di opposizione), più che mai fiducioso sull'eventualità di una sua riconferma. Perchè dall'opposizione non passa giorno senza che escano candidati, si neghi l'appoggio a nomi già scelti o si annuncino cambi di rotta improbabili.

L'ultima novità, annunciata proprio ieri, è la costituzione, da parte dei consiglieri ex forzisti, anzi forzisti («secondo lo statuto siamo ancora di Forza Italia», precisa Massimiliano Cruciani) di un'altra lista, "Forza Pomezia", in cui confluiranno, oltre allo stesso Cruciani, Ruffini, Schiumarini e Valentini, altri consiglieri uscenti e alcuni non eletti nel 2006, con qualche nome proveniente da altri schieramenti. Nella conferenza stampa indetta per domani mattina la nuova lista ufficializzerà la propria rottura con il Pdl e l'apertura al dialogo con le altre forze politiche, il che vuol dire l'esclusione di qualsiasi appoggio a Celori e la possibilità sia di presentare un nome proprio, sia di correre con De Fusco o con il "grande centro", ipotesi quest'ultima, però, meno probabile. 

«L'intero gruppo di Forza Italia aderirà alla nuova lista», continua Cruciani, «che inizierà un confronto con le altre realtà politiche ad eccezione del Pdl. Ci hanno imposto un nome dall'altro e non ci hanno mai interpellati, ben sapendo che stavamo lavorando per la creazione di una coalizione ampia e di una candidatura condivisa, soprattutto a livello locale. Una decisione che va dalla parte di De Fusco? Non è colpa nostra, nel centrodestra sono usciti fuori tanti, troppi nomi, per cui semmai le responsabilità vanno divise. Di certo ci perde il Pdl, perchè noi in città abbiamo il 70% delle preferenze». Una crisi sintomatica, che dimostra come il centrodestra continui a privilegiare i rapporti individuali e gli accordi trasversali alla coerenza politica. «Si sta giocando troppo da battitori liberi, stiamo facendo di tutto per far vincere De Fusco», commenta il consigliere Antonio Maniscalco. «Pomezia è una città di centrodestra, però questo modo di fare (o non fare) politica premia invece il centrosinistra, perchè il voto comunale è legato ai nomi dei singoli. Purtroppo in molti hanno continuato e continuano a anteporre i propri interessi particolari, se non fosse così De Fusco sarebbe già un ricordo». In tutto questo anche il "grande centro" continua a dare segnali di instabilità. «Se nei prossimi giorni uscirà fuori un nome tra quelli di Puggioni, Soldati o Crosti, candidature che possono aggregare o disgregare, ne succederanno ancora delle belle», conclude Maniscalco.

 

Diego Cappelli