Per Alemanno non c\’è posto neanche per i libici

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Il sindaco Alemanno parla come al solito in maniera disarmante: "Ho detto con chiarezza a prefetto e ministro che Roma non puo' accogliere profughi libici". A margine della commemorazione dell’eccidio delle fosse ardeatine il sindaco ha pronunciato parole che avrà creduto rassicuranti, che parlano di cifre sicuramente importanti, ma che lasciano perplessi sulle effettive capacità di gestire certi problemi.

"Roma non e' in condizione di farlo- ha ribadito Alemanno- in citta' ci sono gia' circa 8.000 rifugiati politici richiedenti asilo e in piu' c'e' il problema degli accampamenti abusivi. Ho richiesto al prefetto, che ha dato garanzie in questo senso, che nessun rifugiato libico venga collocato a Roma".

Sarà pure così, ma tra i libici, i nomadi e l’ “ordinaria” emergenza dei senza fissa dimora, più che continuare a dire che Roma è al collasso, sembra doveroso capire se questa amministrazione ha le capacità e l’interesse, per le sue possibilità, di dimostrarsi efficiente e accogliente, come ha sottolineato lo stesso consigliere provinciale Gianluca Peciola che ha detto: "Il messaggio che arriva dal sindaco Alemanno ha dell'incredibile. Il grado di civilta' che un Paese esprime si misura soprattutto dalla sua capacita' di accogliere chi fugge dalla guerra".  "E' giusto invocare la condivisione degli sforzi per l'accoglienza dei rifugiati – conclude Peciola – ma al tempo stesso il messaggio che il primo cittadino deve far giungere e' quello della compassione e della condivisione dei dolori di persone che hanno subito uno stravolgimento drammatico delle loro esistenze”. (5web)