Fiumicino, tramonta l\’ipotesi delle strisce blu

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«E' vero, non verranno istituiti i parcheggi a pagamento. Almeno fino al prossimo anno. Ma non è una marcia indietro, perchè finora non era stata formalizzata nessuna proposta». La conferma arriva dal sindaco di Fiumicino Mario Canapini, che di fatto cancella l'indirizzo che stava prendendo sempre più piede nelle varie riunioni della commissione Lavori Pubblici. Il progetto, che prevedeva le strisce blu in via Giorgio Giorgis, via Torre Clementina, via delle Meduse, via degli Orti e sul lungomare della Salute a Fiumicino, sul lungomare di Focene, al Villaggio dei pescatori e lungo viale Castellammare a Fregene a partire da questa estate, non arriverà più in giunta.

Una proposta che, sin dall'inizio, aveva sollevato le proteste più vibranti proprio da parte di chi doveva beneficiare del provvedimento, cioè i commercianti, e che ora Canapini rispedisce al mittente. Forse avrà pesato il recente servizio delle "Iene" sull'illegittimità delle strisce blu realizzate all'interno della carreggiata, forse proprio le rimostranze dei commercianti avranno spinto il primo cittadino a lasciar stare.

«Niente di tutto questo – precisa Canapini -, nessuno è mai venuto da me in rappresentanza di qualche categoria per provare a far valere ragioni di parte. La nostra è stata una valutazione esclusivamente di tipo logistico ed economico, che va nella direzione dei cittadini e degli esercenti. Andiamo nell'ordine: in via di Torre Clementina a breve partiranno i lavori per la messa in sicurezza della banchina nord e l'istituzione della sosta a pagamento provocherebbe solo ulteriori disagi. Sul lungomare di Fregene non è possibile realizzare gli stalli perchè non ci sono fisicamente le aree idonee. La stessa impraticabilità si registra a Passoscuro a causa della particolare configurazione urbanistica. Il lungomare di Focene e Fiumicino, poi, di solito è frequentato d'estate solo nel fine settimana; nel resto dei giorni le strisce blu sarebbero uno spreco e un disagio».

Al di là degli aspetti strettamente "strutturali", però, a far pendere l'ago della bilancia verso il no è la considerazione del momento di crisi che vive il tessuto produttivo, in particolare quello del commercio al dettaglio. 

 

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