FR1/ Stazione nomentana, terra di nessuno

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Persone di corsa, distratte, intente a non perdere nemmeno un secondo per saltare sul treno che le porterà a lavoro, sperando di essere in orario. Un angolo del quartiere Sacco Pastore, quello di via Val D'Aosta si anima alle prime ore della mattina, da quando riprendono i viaggi dei treni verso Tiburtina, Tuscolana, Ostiense e Trastevere. La FR1, ferrovia regionale, è la risorsa quotidiana di tantissimi per raggiungere il proprio ufficio, ma nonostante questo la stazione Nomentana, un lungo corridoio pedonale sotterraneo che collega Montesacro e il quartiere Africano ai binari dei treni, sembra terra di nessuno.

La segnaletica della stazione staccata, i fari d'illuminazione degli accessi al sottopasso trafugati, le bacheche con gli orari dei treni illeggibili a causa di scarabocchi e graffiti. Ma non è solo il degrado a caratterizzare la stazione di Montesacro. La notte i cancelli della stazione restano aperti, facendo il lungo corridoio pedonale sotto i binari un posto da cui tenersi alla larga. Da quando alla fine del 2007 un uomo venne ucciso, e altri due rimasero feriti in seguito ad una sparatoria, la situazione sembra essere cambiata poco.

"Sentii degli spari e mi affacciai alla finestra” ricorda una signora residente proprio davanti agli ingresso della stazione, raccontandoci che “la sera il quartiere si spegne e le strade restano in balia di pochi, servirebbe almeno la vicinanza di una pattuglia per queste strade". Dal 2009 davanti la stazione è stata istallata una colonnina SOS per segnalare situazioni di pericolo, eppure la gente di Montesacro continua a raccontare fenomeni di criminalità e denunciare la necessità di chiudere il sottopassaggio negli orari notturni.

“In questi anni la situazione è andata peggiorando, e non ci sentiamo sicuri, oltre alle condizioni in cui versa questa stazione. Alla sera è meglio allungare il giro per tornare a casa che utilizzare il sottopasso” ci spiega una ragazza in attesa del treno per Fiumicino. E sembra che questo sia il sentimento più diffuso tra i tanti pendolari di passaggio per la stazione. 

 

Orazio Ilich