Velletri difende il suo ospedale

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Sì ad una vera riorganizzazione delle risorse senza negare il diritto alla sanità: questo il grido di protesta che si è sollevato sabato scorso durante la ma- nifestazione in difesa dell'ospedale di Velletri. Il corteo, costituitosi alle 16 di fronte all'entrata del nosocomio, si è snodato fino a piazza Cai- roli, dove i cittadini hanno ascoltato con attenzione le parole di alcuni esponenti delle forze politiche intervenute, primo fra tutti il sindaco Fausto Servadio. A partecipare a questa seconda manifestazione popolare, oltre a tutte le forze politiche del Pd, anche diversi consiglieri regionali e due parlamentari, Renzo Carella e Luigi Zanda. Discreta anche la partecipazione dei cittadini insieme a molti dipendenti del "Colombo" tra medici, infermieri e personale sanitario.

Tra gli argomenti toccati durante il comizio l'importanza di una razionalizzazione delle risorse senza trattare cittadini e strutture secondo categorie di serie a e b. Oltre all'esigenza di ripristinare su tutto il territorio regionale luoghi di cura adibiti non solo alle urgenze, al primo posto svetta la necessità di ripristinare, per il nosocomio veliterno, lo status di Dea di primo livello. A tal proposito è intervenuto il dot- tor Claudio Mascetti: «È impensabile che questa struttura, la più produttiva dell'Asl Rmh con un bacino d'utenza che sfiora le 150 mila persone sia stata ridotta a questi termini». A fare da mediatore tra tutti gli interventi il sindaco Servadio che ha ribadito: «Io sono qui per rappre- sentare tutti i cittadini, anche coloro che non sono qui».

Oltre al sindaco e all'inter- vento di Luca Masi, segretario del Pd di Velletri, sono saliti sul palco in difesa del noso- comio anche i consiglieri regionali Ivano Peduzzi (Fds), Claudio Bucci (Idv), Mario Mei (ApI), Massimo Andolfi (Mpv) e Massimo Morassut (Sel). Un chiaro riferimento alla situazione nazionale è stato sottolineato da Renzo Carella: «Il quadro negativo locale non può prescindere da quello nazionale in cui si avverte fortemente l'assenza di autonomia della Regione, le cui decisioni dipendono troppo spesso dagli ordini del potere centrale».

 
Maria Rita Cappucci