Troppi trans e prostitute a Ponte di Nona

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Un continuo via vai anonimo. Un numero imprecisato di appartamenti utilizzati da transessuali e prostitute per svolgere tra le mura domestica il più antico mestiere del mondo. E' quanto accade quotidianamente in alcuni appartamenti di Nuova Ponte di Nona, periferia est della Capitale. Nato nell'ambito delle cosiddette centralità, Nuova Ponte di Nona presenta tutte le caratteristiche per permettere alle varie meretrici di praticare al meglio la loro attività: lunghe file di palazzoni anonimi. La vicinanza con la via Collatina (dove la mercificazione del corpo avviene nelle ore mattutine) e la zona di via Longoni e piazza Pascali (l'ex mattatoio).

Oltre alla mancanza di una comunità radicata (dovuta a un quartiere giovane, nato sul finire degli anni '90) abitato per lo più da giovani coppie che escono la mattina e tornano la sera senza conoscersi. Per comprendere il fenomeno basta sfogliare alcuni giornali e leggere i vari messaggi sulle pagine delle relazioni sociali. Di questi molti sono situati nella zona della Nuova Ponte di Nona, concentrati in via Luigi Gastinelli e viale Francesco Caltagirone. Basta una telefonata e il gioco è fatto. Si stabilisce l'ora, si viene informati sull'indirizzo da raggiungere e si stabilisce il costo della prestazione. Un servizio che, a sentire telefonicamente dalle dirette interessate, non risulta nemmeno eccessivamente oneroso: 50 euro servizio completo!

Un fenomeno conosciuto anche ai residenti del quartiere che da anni segnalano agli organi competenti il via vai continuo a cui assistono sui pianerottoli dei loro palazzi. Segnalazioni che non servono comunque a molto, visto che il reato di prostituzione in Italia non esiste. Ad essere puniti sono solamente i clienti e naturalmente gli sfruttatori, ma sia nel primo caso che nel secondo riuscire a risalire a tali persone riesce molto difficile.

Soprattutto per quanto riguarda i clienti, la cui anonimità è resa più agevole proprio dalla discrezione delle mura domestiche. «Sino alle 23 – spiega Marrico Pandolfi, residente in via Gastinelli – si vedono automobilisti camminare lentamente in strada in cerca del civico giusto. Li vedi da lontano, guardinghi e con lo sguardo basso. Il problema è che molte volte sbagliano citofono e magari ti senti bussare alle 21 da qualcuno che cerca Thaiana. Segnaliamo questo problema alle autorità dal lontano 2006, ma siamo coscienti del fatto che possono fare ben poco». Un bel disagio, soprattutto alla luce del fatto che alcuni residenti della zona, bussando alla porta del vicino perché sprovvisti di zucchero, potrebbero essere scambiati per il cliente di turno.