“Rigoletto” in scena al Teatro dell’Opera di Roma

La piéce di Leo Moscato, che chiude la stagione 2013/14 del teatro, in replica dal 21 al 31 ottobre

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Dopo la prima di martedì 21 ottobre, continuano fino a venerdì 31 le repliche dello spettacolo “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, opera che chiude la Stagione 2013/14 del Teatro dell’Opera di Roma Capitale. Un nuovo allestimento che vede sul podio il Maestro Renato Palumbo. La regia è di Leo Muscato.

I PROTAGONISTI – Nei panni del buffone della corte di Mantova si alterneranno sul palco Giovanni Meoni, Francesco Landolfi (22, 26 e 31 ottobre) e Stefano Antonucci (24 e 29 ottobre); nel ruolo del Duca ci sarà turnover tra Piero Pretti e Gianluca Terranova (22, 24, 26, 29 e 31 ottobre); torna poi all’Opera di Roma, dopo il successo come Adina ne “L’elisir d’amore, Ekaterina Sadovnikova, che ha debuttato nel ruolo di Gilda nel 2010, proprio alle Terme di Caracalla. Con lei si alternerà Claudia Boyle (22, 24, 26, 29 e 31) al suo debutto invece in questo personaggio. Interpreti di Sparafucile Goran Jurić e Mikhail Korobeynikov (22, 24, 26, 29 e 31). Ancora nel cast Alisa Kolosova (Maddalena), Marta Torbidoni (Giovanna), Francesco Palmieri (Il Conte di Monterone), Marco Camastra (Marullo) e Pietro Picone (Matteo Borsa). Le scene sono a cura di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino e le luci di Alessandro Verazzi. Maestro del Coro è Roberto Gabbiani.

LA TRAMA – Nel ducato di Mantova in epoca rinascimentale. Il duca, libertino e incostante, dà una festa. Mentre egli si allontana al braccio della contessa  di Ceprano, il buffone di corte, Rigoletto, sciancato e maligno, si fa beffe della gelosia del marito della contessa. Il cavaliere Marullo rivela agli invitati che il buffone ha un’amante e Ceprano intravede la possibilità di vendicarsi. Entra nella sala il vecchio conte di Monterone, il quale, venuto a chiedere ragione al duca della figlia sedotta, finisce invece in prigione: anche di lui Rigoletto si fa beffe e Monterone allora lo maledice. Il buffone si incupisce ha una figlia la cui esistenza ha tenuto celata a tutti, e in particolare al duca libertino: è lei “l’amante” di cui parlava Marullo. Il borgognone Sparafucile offre a Rigoletto i suoi servigi di sicario. La sorella Maddalena adesca le vittime designate, attirandole in casa, dove lui può eliminarle senza rischio. Ma Rigoletto per il momento non ha bisogno di un sicario. Alla figlia Gilda e alla cameriera Giovanna raccomanda di non fidarsi degli sconosciuti e di tenere sempre sbarrata la porta di casa, poi esce. Ma un giovane, con la complicità di Giovanna, riesce a intrufolarsi nel giardino: è il duca di Mantova che, allontanandosi Rigoletto, si presenta a Gilda fingendosi un povero studente innamorato di lei.  Poi qualcuno si avvicina e il duca fugge, Gilda però se ne è innamorata e intende rivederlo. Giungono Marullo e i cortigiani che vogliono rapire al buffone colei che credono essere la sua amante. Rigoletto li scopre, ma essi gli fanno credere di voler rapire la figlia di Ceprano; il buffone si offre allora di aiutarli. I cortigiani si introducono in casa sua per rapire Gilda. Troppo tardi Rigoletto si scopre vittima di una crudele beffa. Gilda è chiusa negli appartamenti del duca; Rigoletto intanto finge di scherzare covando vendetta. Quando Gilda arriva e gli racconta di essere stata sedotta il buffone giura di uccidere il duca, mentre Monterone si avvia al patibolo. Rigoletto assolda Sparafucile per uccidere il duca. Maddalena adesca la vittima, ma incapricciatasi del duca induce il fratello a uccidere la prima persona che entrerà nella loro locanda, per consegnarne il cadavere a Rigoletto. Gilda che è rimasta segretamente a Mantova per rivedere il duca, scopre il piano e decide di sacrificarsi per salvargli la vita: in abiti maschili bussa alla porta e Sparafucile la pugnala. Quando Rigoletto riceve il sacco che secondo i patti, dovrebbe contenere il cadavere del duca, udita una voce lo apre e scopre la figlia che gli muore tra le braccia. La maledizione di Monterone si è avverata.

LE PAROLE DEL REGISTA –Un dramma a tinte fosche, dal gusto espressionista. – spiega il regista – Tutto è netto, chiaro, violento nella sua ineluttabilità. Il travestimento è ciò che lega i personaggi: tutti fingono di essere ciò che non sono, e la bella faccia del Ducato di Mantova, è solo la maschera di un mondo in disfacimento. È proprio a partire da questa idea di disfacimento, degenerazione, sfrenatezza, che abbiamo cominciato a ragionare sulla nostra messa in scena. Le tinte forti tratteggiate da Verdi ci hanno suggerito un mondo astratto, pieno di chiaroscuri: ombre, luci dal sapore espressionista e al contempo fortemente evocative. Gli spazi sono solo suggeriti, e nulla è quel che appare. Tutto è dichiaratamente disfatto, quasi un mondo dell’oblio dove si aggirano individui mascherati vestiti con abiti che ricordano un po’ la Bell’Époque.

 

Location: Teatro dell’Opera
Data: dal 21 al 31 ottobre 2014
Orario: 21-22-23-24-28-29-30 ottobre ore 20, 25 ottobre ore 18, 26 ottobre ore 16.30, 31 ottobre ore 18
Costo: da 17 a 125 euro – info qui
Indirizzo: Piazza Bneiamino Gigli 7, Roma
Info: operaroma.it – +39. 06 481601

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