Al Vittoriano di Roma l’arte di Cezanne

Più di cento opere in mostra fino al 2 febbraio

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Paul Cézanne, Bagnanti, 1892 ca., olio su tela, 22 x 33 cm, Parigi, Musée d’Orsay, in deposito al Musée des Beaux-Arts, Lione © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) / René-Gabriel Ojéda

Geniale anticipatore ed eversore delle forme. Padre dell’arte moderna. Fondamentale ponte tra Impressionismo e Cubismo. Il celebre pittore francese Paul Cézanne torna a Roma. A lui e all’influenza che esercitò su artisti italiani del calibro di Morandi, Carrà, Boccioni, Sironi e Capogrossi, è infatti dedicata la mostra “Cézanne e gli artisti italiani del ’900”, curata da Maria Teresa Benedetti e in corso fino al 2 febbraio 2014 al complesso del Vittoriano.

Ventidue opere del pittore provenzale provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo e ottantaquattro dipinti di artisti italiani, da Ardengo Soffici fino a Fausto Pirandello, documentano la penetrazione nel nostro paese dell’artista che, per dirla col critico d’arte Renato Barilli, rivoltò “come un calzino” i canoni della veduta facendo sì che il punto di fuga non fuggisse affatto, ma marciasse verso di noi. Con buona pace dei tradizionali assi cartesiani. Secco il suo rifiuto della prospettiva moderna a favore della sperimentazione di uno spazio curvilineo, sferoidale, che ricorda molto il campo elettromagnetico. Probabilmente non a caso: nella seconda metà dell’Ottocento, tra Maxwell, Pacinotti e la posa del primo cavo telegrafico transoceanico tra Europa e Nord America, il vecchio universo moderno, newtoniano e meccanico veniva soppiantato senza mezzi termini proprio dall’universo elettromagnetico.

Irriducibile nemico dei canoni tradizionali e dell’unicità del punto di vista, Cézanne non fu però più tenero con l’Impressionismo e la sua riproduzione di immagini immediate e transitorie, nonostante fosse, come i colleghi Monet, Sisley e Pisarro, un patito della natura e un amante della pittura “en plein air”.  “Tutto ciò che vediamo si dilegua – affermava l’artista – La natura è sempre la stessa ma nulla resta di essa, di ciò che appare. La nostra arte deve dare il brivido della sua durata, deve farcela gustare eterna”. Nessuna rincorsa, quindi all’immediatezza dell’attimo, destinato inesorabilmente a dissolversi nel panta rei del buon vecchio Eraclito, quanto piuttosto rielaborazione razionale dell’essenza della realtà in un viaggio conoscitivo non interessato ad arrestare il tempo in un suo specifico momento, perché sovratemporale.

Una ricerca, quella di Cézanne, ripresa e portata avanti dai cubisti che non si accontentano della sintesi e della riduzione volumetrica, ma scardinano lo spazio, disintegrando l’oggetto, moltiplicando i punti di vista e offrendo un’interpretazione personale della realtà. Ma la lezione del pittore provenzale influenza anche l’attività dei principali protagonisti del ‘900 italiano: gli anni della formazione di Morandi, la conclusione dell’esperienza futurista di Boccioni, l’intensità emotiva di Carrà, la precisa attenzione per la costruzione delle nature morte in De Pisis, lo spazio volumetrico di Sironi, lo straordinario lavoro figurativo di Capogrossi, la ricerca di una drammatica verità di Pirandello. La mostra ripercorre l’opera di questi artisti che, nati sotto il segno di Cézanne, declinarono quell’esempio in connotazioni originali, riflesso delle singole personalità e specchio di specifici aspetti della nostra storia culturale. Biglietto 12 euro.

Location: Museo del Vittoriano
Orario: lun-gio 9.30-19.30; ven-sab 9.30-23; dom 9.30-20.30
Data: fino al 2 febbraio 2014
Prezzo: 12 euro
Indirizzo: piazza Venezia, Roma
Info: +39 06.6780664

 

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