Jason Dodge e Martino Gamper, l’arte è di casa

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Prendi la vita quotidiana, sfilane alcuni oggetti e lascia spazio alla fantasia artistica. Ciò che nasce è rappresentato bene nella mostra dell’American Academy di Roma (via Masina, 5) in cui due artisti, Martino Gamper e Jason Dodge, hanno dato il via a una esplorazione particolare degli oggetti di uso comune.

“Dodge | Gamper”, visitabile dal 13 marzo al 29 aprile, ha nel suo sottotitolo la sua caratterizzazione. Design and Narrative in the Found Object, infatti, ribadisce in lingua inglese che l’oggetto, insignificante perché quotidiano, dà sfoggio della sua seconda vita grazie all’atto del design e della narrazione. La conseguenza è una sorta di cambiamento dell’utilizzo di esso, anche se non sta qui l’artisticità dell’operazione, che risulterebbe un semplice riciclo. Dodge immagina l’arte come un racconto senza fine, una storia da cui scaturisce un’antologia della vita quotidiana.

I dettagli apparentemente insignificanti e la seconda lettura del reale sono il suo metodo di lavoro, tra guanti, coperte, tubi, lampadine, corde, cavi elettrici. L’oggetto diventa correlativo oggettivo di montaliana memoria, fulcro di sentimenti e rievocazioni che quasi in modo psicoanalitico assumono stratificazioni di significato infinite. Martino Gamper è invece affascinato dagli angoli. Spigoli, linee tese, superfici vive si combinano su oggetti dimessi, come dimenticati. L’arte ha questo potere vivificatore, riesce a donare nuovo significato a cio  che lo ha perduto o che non ne ha mai avuto. Così, da semplici strumenti minori, tali oggetti si trasformano in fini, scopi del fare artistico.

L’American Academy di Roma si dedica da oltre 118 anni alla promozione della ricerca artistica e umanistica. Ogni anno indice un concorso nazionale (Rome Prize) mediante il quale mette a disposizione fino a trenta borse di studio in varie discipline come l’architettura, l’architettura del paesaggio, le arti visive, la composizione musicale, il design, ma anche la letteratura, il restauro e la conservazione.

Daniele Stefanoni