Emilio Solfrizzi e Lunetta Savino, la coppia che scoppia

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Era il 1970 quando uno sconosciuto e non proprio giovanissimo Michael Frayn presentava a Londra “Due di noi”. Sono passati più di quarant’anni ma questa brillante piéce in tre atti unici ha mantenuto tutta la verve e la capacità comunicativa di quel tempo.

Il merito, va detto, è assolutamente anche degli attori Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi, alle prese con la pièce da oggi al 24 marzo al Quirino. Coppia di ferro del piccolo e del grande schermo, i due si cimentano con un testo dalle molte potenzialità e allo stesso tempo insidioso, dato l’alto livello di abilità recitativa che richiede.

E ne escono vincitori, dando mostra di quella capacità di trasformarsi in modo repentino che poi è il requisito fondamentale per interpretare Frayn. Così nella prima storia, “Black and Silver”, ci sono un marito e una moglie sull’orlo di una crisi di nervi. La "colpa" è del bimbo in fasce che non li lascia mai dormire, ma che fare se non aspettare che cresca e tollerare il duro momento?

Decidono così di regalarsi una vacanza a Venezia, nella stessa camera d’albergo dove avevano trascorso la luna di miele. Ma il confronto tra passato e presente si fa duro e malinconico. Cambio di scena totale per il secondo surreale soggetto, intitolato “Mr.Foot”. Tra lui e lei la comunicazione è a zero, allora la moglie incomincia ad instaurare un dialogo con… il piede del marito. Forse perché è l’unica parte del corpo che tradisce qualche sprazzo emotivo, qualche interazione con le parole di lei e con il vissuto quotidiano?

Fuor di ogni metafora esistenziale è infine l’ultima situazione, “Chinamen”, un vero pezzo di teatro a base di virtuosismo e abilità interpretativa. Marito e moglie organizzano una cena ma per errore invitano una coppia di amici appena “scoppiata”. E nell’invito è compreso anche il nuovo boyfriend di lei, che complicherà non poco le cose. Un po’ farsa un po’ gioco delle parti, marito e moglie cercano di salvare la serata costruendo un fitta tela di “andirivieni” che coinvolge ben cinque personaggi, che s'incastrano l’uno con l’altro pur di non incontrarsi mai. Quest’ultimo episodio, probabilmente il vero lampo di genio della pièce, sembra anticipare quell’abilità nel gioco delle parti che caratterizzerà il Frayn più maturo di “Rumori fuori scena”.