Claudio Amendola, il fascino dell’ultrà romanista

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As Roma, l'attore e regista Claudio Amendola al cinema con la mossa del pinguino parla di Francesco Totti e della sua fede giallorossa

«Gioca la Roma e per me è finito il mondo, io rivendico la possibilità di essere ultrà, di poter sfottere un avversario, anche pesantemente, perchè poi finisce là. Voglio mantenere il diritto anche di essere sfottuto. Sul litorale laziale questa estate non si poteva andare al mare per gli aerei che passavano con gli striscioni della Lazio che ci prendevano in giro per la coppa persa, ma chapeau! Sono altri gli atteggiamenti che non vanno bene, striscioni come quelli di Torino».

ROMA TI AMO – Questo passaggio e tanti altri aneddoti Claudio Amendola, popolare attore, doppiatore e da oggi anche regista del film “La mossa del pinguino”, li ha raccontati ieri sera a Porta a Porta, il programma in onda in seconda serata su Rai Uno condotto da Bruno Vespa. Ma soprattutto Amendola è tifoso della Roma, un amore per i colori giallorossi e per il capitano Francesco Totti (hanno lo stesso tatuaggio sul braccio fatto dal medesimo tatuatore per una scommessa legata allo scudetto) che non si mette in discussione. Totti e la Roma si amano. Come Amendola ama la sua città, il suo quartiere Monte Mario proprio dove sta l’Olimpico, la sua seconda casa.

I RICORDI DI PAPÀ – Sorridente, la battuta sempre pronta, un pizzico di commozione e tante cose da raccontare, dai primi lavori con papà a partire dal film “Storie d’amore e d’amicizia”: «Tutto quello che ho ora è partito da là» dice “Giulio” dei Cesaroni. Da papà Ferruccio ha ricevuto tanti consigli e un grande insegnamento quello del rispetto per le persone che lavorano dietro la macchina di presa.

ULTRÀ VERO – E sarà proprio per questo che Claudio rivendica un diritto: «Sono un ultrà della Roma, con pro e contro per chi fa il mio mestiere. Il calcio non è più lo sport che mi ha fatto innamorare, non sono più un ragazzino e non mi stanno più bene tante cose: gli stadi chiusi, la violenza e l’ipocrisia. Non mi sta più bene che determinati tifosi di tutta Italia possano decidere sul cammino della propria o di altre squadre, che le società non riescano ad arginare il fenomeno, e che non si riesca in questo paese ad educare allo sport».

LO SCUDETTO E IL FIGLIO ROCCO – Amendola parla poi della gioia dello scudetto del 2001, lui che viene definito uno dei tifosi più grandi della Roma: vengono mandate in onda le immagini delle telecronache che faceva per la Rai, le interviste sulla sua Roma, che per lui non è una squadra ma una fede. Una fede tramandata a suo figlio Rocco, con un’azione «roba da Telefono azzurro» dice l’attore, che racconta: «Fu una cosa tremenda, Rocco aveva solo due anni e mezzo, gli feci trovare la sua stanza vuota, senza giocattoli e gli dissi che li avevano presi i laziali. Passò davvero una brutta ora, poi quando glieli ho fatti ritrovare gli ho detto che erano stati i romanisti a riportarli a casa. E direi che non c’è stato più nessun dubbio da quale parte stare».

UNA MOGLIE LAZIALE – Sua moglie Francesca Neri è invece della Lazio, che sorride a questo aneddoto di Rocco ora che sono passati tanti anni, e Amendola spiega che permette a «Francesca di tenere in casa, non esposta ma chiusa dentro a un cassetto una maglia di Roberto Mancini, in pratica sta sotto il cambio invernale». Bruno Vespa Claudio parla della Juventus e fa solo un gesto con le mani ricordandogli gli 11 punti di distacco nella classifica di campionato, Claudio risponde secco: «A Brù non c’è partita, non apro manco il discorso, siete troppo più forti». Insomma la Roma per lui è una passione, una passione di quelle grandi che ha portato anche sugli schermi nei sui film, come “Soldati 365 giorni all’alba” dove la parola d’ordine era “Magica Roma”.

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