RomaOstia: Duchi racconta 40 anni di podismo, passioni e aneddoti

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RomaOstia, mezzamaratona compie 40 anni e il patron Luciano Duchi racconta storia, aneddoti e curiosità

È la mezzamaratona più partecipata in Italia, una corsa che quest’anno compie 40 anni, ma non li dimostra, perchè è sempre viva, piena di emozioni e di sorprese. Ma è anche ricca di storia e di passione. La RomaOstia è nel cuore dei romani, degli abitanti del litorale e di tanti atleti stranieri che sempre più numerosi decidono di partecipare a questi 21 chilometri che vanno dal quartiere Eur fino alla rotonda di Ostia. A raccontarci la mezzamaratona dal 1974 ad oggi è direttamente il suo patron Luciano Duchi.

Può racchiudere in una sola parola la RomaOstia?
«Una sola parola non basta, in realtà penso che ce ne siano davvero tante. Ma forse “podista” riesce a dare il senso di tutto quello che la mezzamaratona racchiude. Alla fine del 1973 l’unica corsa che c’era era quella di San Silvestro, ma piuttosto che decidere di fare un percorso dentro il centro storico di Roma con i sampietrini e una serie di strade non congeniali ai podisti, decidemmo di far passare la corsa dal Circo Massimo, fissato come partenza, e poi di andare lungo la Colombo e arrivare al mare. Un percorso quindi studiato per gli atleti, per qualificare la corsa a livello agonistico. Credo che la crescita esponenziale della RomaOstia sia dovuta nel corso degli anni proprio a questo punto di vista molto tecnico e a una seria organizzazione».

Tra le varie edizioni, qual è quella che le ha lasciato un ricordo indelebile?
«Sicuramente quella del 1997 vinta da Stefano Baldini, il campione olimpico ad Atene nel 2004, che quell’anno fece un gran bel duello con Giacomo Leone, che invece aveva appena vinto la maratona di New York. Baldini realizzò il record italiano della mezzamaratona, e quella fu una gara davvero importante, con una sfida finale tutta italiana, con tanti partecipanti e con gli africani che già cominciavano ad andare forte. Forse è l’anno in cui la RomaOstia è diventata davvero popolare, il 1997 ci ha consacrato al grande pubblico. E per far capire come siamo cresciuti vi dico solo un numero: quest’anno avremo 1340 atleti stranieri, circa il 40% in più dell’anno scorso».

E con i numeri non si scherza, nemmeno con i 40 che ha la mezzamaratona…
«“40 ma non li dimostra” è il nostro slogan, e attorno a questo importante traguardo abbiamo realizzato nel corso dei mesi tante piccole iniziative, premiando soprattutto coloro che sono nati nel 1974, come la corsa. Tante gratificazioni e promozioni sui social network per rendere l’evento ancora più speciale. Se abbiamo mai fatto un gemellaggio? No, non siamo gemellati con nessuna grande maratona, ma devo dire che ci siamo incontrati in Campidoglio con il presidente della Maratona di Roma Castrucci e probabilmente troveremo il modo di entrare in sinergia, che credo sia la soluzione più giusta per due grandi eventi della capitale che si disputano a distanza di poche settimane».

Ce lo racconta un aneddoto divertente di una delle edizioni della RomaOstia?
«Accadde nel 1978, era la prima volta che avevamo le classifiche automatizzate grazie ad alcune aziende di pc, mancava poco all’arrivo quando un oversize, insomma un uomo di penso non proprio dal fisico longilineo e da podista, sbucò dalla pineta di Ostia quindi dagli ultimi due chilometri della corsa, e tagliò il traguardo proprio poco prima del vincitore Umberto Risi. Fu chiaro a tutti che non poteva essere lui il vincitore, ma fece impazzire il sistema elettronico, insomma andò tutto in tilt. All’epoca ci arrabbiammo molto, oggi lo ricordo come un episodio comunque divertente».

Perchè secondo lei c’è tanta passione per la corsa?
«Partiamo da un dato: l’età media dei partecipanti alla RomaOstia è di 45 anni e tre mesi. Questo vuol dire che l’amore e la passione per la corsa si scopre tardi, diciamo intorno ai 40 anni generalmente, perchè si va dal medico per qualche piccolo disturbo, per qualche chilo di troppo e ovviamente il consiglio è quello di fare attività motoria. Così in molti si avvicinano a questo sport, perchè alla fine è il più facile di tutti, basta mettersi un paio di scarpe e una tuta, non è difficile, non serve tecnicismo come magari nel calcio o nel tennis. È alla portata di tutti veramente, anche per questione di costi, è economico. Ci si avvicina piano piano e poi ci si appassiona davvero. È una sfida continua con se stessi e con il tempo».

 

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