Le vittorie più belle di Ilaria Salvatori

La fiorettista del Frascati e dell'Aeronautica si racconta: dalle prime stoccate all'oro olimpico, fino alla maternità

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Una classe di ferro quella del 1979 che tra i nati nell’anno annovera campioni come Valentino Rossi e Andrea Pirlo, e una reginetta della scherma Ilaria Salvatori.

La fiorettista romana, che fa parte del gruppo sportivo dell’Aeronautica ma si allena con il Frascati Scherma, club della sua città natale, vanta una bella serie di podi con la squadra femminile.

Dal bronzo ai Giochi olimpici di Pechino 2008 all’oro alle Olimpiadi di Londra 2012; dall’oro mondiale a Parigi nel 2010 all’argento di Catania 2011; e poi cinque ori, un argento e un bronzo agli Europei (dal 2003 al 2012).

Oltre alla vittoria di un titolo italiano assoluto nel 2007, ha ricevuto anche diverse onorificenze: cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, collare d’oro al merito sportivo.

Quando ha cominciato a muovere i primi passi sulla pedana?
«Ho iniziato prestissimo, avevo solo cinque anni. A Cocciano non c’era molto in quel momento, o facevo scherma o ginnastica artistica. Io ho fatto un anno di ginnastica e poi sono salita in pedana. Allora la scherma era uno sport di nicchia, ora invece è più conosciuta. Perché il fioretto? E’ l’arma con cui si inizia, a me è sempre piaciuta, si adatta alle mie caratteristiche fisiche e così gli sono rimasta fedele negli anni».

Si dice che le donne non sempre sappiano fare gruppo, eppure il dream team è davvero forte, qual è il vostro segreto?
«Quello che accade fuori dalla pedana non ha valore, abbiamo in comune lo stesso obiettivo che è quello di vincere e quando siamo in gara pensiamo solo a fare bene, a salire sul gradino più alto del podio. Ci sono amicizie vere e ci sono anche screzi è normale, ma come squadra si lotta insieme per tagliare il traguardo».

Qual è la medaglia o la gara a cui è più legata in assoluto, e quanti sacrifici ha fatto per arrivare a questi risultati?
«A livello individuale la vittoria più bella è stata quella a un campionato del mondo Under 20 in Venezuela, un oro importantissimo perché avevo avuto l’influenza e una serie di difficoltà. Mentre con la squadra abbiamo vinto gli Europei in Ungheria in un anno in cui non c’era con noi Valentina Vezzali, eravamo giovani e ancora con poca esperienza. Come tutti gli sport a questi livelli di sacrifici se ne fanno tanti, io sono cresciuta praticamente lontano da casa, ma le soddisfazioni hanno sempre ripagato tutti gli sforzi, e senza dubbio rifarei ogni cosa».

Che consiglio darebbe a un bambino o bambina che volesse avvicinarsi allo sport, alla scherma in particolare? E lei farebbe l’istruttrice di fioretto?
«E’ una disciplina che impara rispetto per le regole e per l’avversario, è sia individuale che di squadra e permette quindi a un giovane di formarsi sotto ogni aspetto. Io consiglierei a tutti i ragazzi di entrare in una palestra e di provare la scherma, sempre ovviamente con l’idea di divertirsi. Mi piacerebbe molto insegnare ai bambini, e naturalmente rimanere in questo ambiente, ma non escluderei nulla e comunque non in questo momento, mi sento ancora un’atleta»

Come mai si è presa un anno sabbatico e quando pensa di tornare in pedana?  
«Dopo le Olimpiadi di Londra volevo prendermi un po’ di riposo, un po’ di tempo per me. L’obiettivo era vincere una medaglia olimpica e ci siamo riuscite, ora sto realizzando un altro sogno personale, quello di diventare mamma, sono incinta e a gennaio (il 20, ndr) nascerà una femminuccia. Al rientro ora non penso, ma credo che riprenderò prima con l’attività nazionale con l’Aeronautica, che ringrazio per la disponibilità e presenza».

Il nome della piccola non è stato ancora deciso, chissà forse anche lei fra un po’ di anni calcherà le pedane come mamma Ilaria, di sicuro fra tante “Vittorie” questa ha un sapore davvero unico.

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