AS Roma, la ricetta di Rudi Garcia: «Ambizione e duro lavoro»

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«Sono ambizioso e non ho paura di nulla». Completo scuro, sguardo alto e un’ossessione negativa per i flash dei fotografi (perché non gli permettono di guardare in faccia chi gli pone le domande). Rudi Garcia si è presentato così a Trigoria, dove ieri pomeriggio si è sottoposto al battesimo del fuoco della prima conferenza stampa.

Introdotto dal Ceo Italo Zanzi, che si è detto «felice della scelta operata e fiducioso sulle prospettive future», il nuovo tecnico della Roma è apparso deciso e soprattutto già edotto sulle difficoltà di una piazza come quella giallorossa. Tante le domande, poche le risposte dunque, per una conferenza che è sembrata simile a una partita di poker: sguardi profondi ed eloquio ridotto allo stretto necessario.

Merito anche della traduzione simultanea: Rudi Garcia, che nei tre giorni trascorsi a Trigoria ha voluto che tutti gli parlassero in italiano, ha preferito affidarsi all’interprete anche se alcuni termini chiave ha dimostrato di conoscerli già: «Lavoreremo duro» ha detto nella nostra lingua. Fermo e risoluto anche sulle questioni più spinose: «Totti e De Rossi? Sono due giocatori fondamentali, avranno un ruolo importante sia dentro che fuori dal campo al pari di tutti gli altri. Non faccio differenze, tanto che ho voluto salutare i miei futuri giocatori scrivendo a tutti un sms».

Consapevole della sua posizione anche sul mercato: «Parlerò con Sabatini: nessun calciatore verrà acquistato senza il mio assenso». Lo stesso assenso (o diniego) che il tecnico sarà presto chiamato a esprimere su almeno due dei componenti della rosa attuale. «Osvaldo e De Rossi – ha voluto precisare il tecnico – sono due grandi giocatori. Dichiararli incedibili? Sarà il campo a dirci quali sono le loro reali qualità e comunque la Roma targata 2013/2014 è ancora in costruzione ». Le decisioni dunque saranno prese di concerto con Walter Sabatini che, avendo scelto il tecnico in piena autonomia, sarà insignito della responsabilità di supportarlo dinanzi alle telecamere ma anche all’interno dello spogliatoio, che, a differenza dell’esperienza zemaniana, sarà comunque sottoposto a un regolamento.

«Come accade in famiglia – ha detto infatti Garcia –, c’è bisogno di regole per vivere insieme e io sarò la guida dei miei ragazzi. Le doppie sedute? Giudicatemi dai risultati, la frequenza degli allenamenti attiene a un metodo di lavoro che ritengo di conoscere». Un modus operandi, che Garcia non intende cambiare: «La mia filosofia di gioco rimarrà la stessa, perché sono convinto che, giocando bene, si abbiano maggiori possibilità di vincere. Attacco o difesa? Credo che sia importante fare qualcosa in più degli avversari». Più cauto invece sugli obiettivi: «Puntiamo a una qualificazione in Europa, che è il nostro obiettivo primario. La Champions? Ho parlato di competizioni europee. Se poi dovessimo entrare dalla porta principale, sarebbe meglio».

Vincenzo Nastasi

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