Circolo Canottieri Lazio, prestigio e tradizione

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La storia della Polisportiva Lazio narra le gesta di un popolo che agli esordi del ‘900 fece incetta di onori e prestigio nella marcia, nel nuoto e nel calcio. Un’orda di atleti fieri e orgogliosi, i biancocelesti, che negli anni venti del secolo passato videro nascere un circolo nuovo di zecca, quello dei Canottieri.

Eredi fulgidi dei vecchi “fiumaroli teverini”, quei coraggiosi remieri iniziarono a scrivere uno straordinario capitolo della società laziale: un capitolo che nei decenni a venire divenne un libro bianco di premi, riconoscimenti e onorificenze, in primis la Stella d’Oro al merito sportivo nel 2001.

Il Circolo Canottieri venne fondato nel dicembre 1923 da Olindo Bitetti, primo presidente del Ccl e compianto socio fondatore della Polisportiva Lazio targata 1900. Da quel dì tanta acqua (del Tevere) è passata sotto i ponti, il circolo è cresciuto, si è espanso, ramificandosi in oltre 30 discipline sportive senza mai perdere la sua vocazione remiera. Nel 1965 diede vita a quello che viene definito il più antico torneo di calcio a 5 d’Europa, la Coppa Canottieri, che da 49 anni vive della partecipazione dei 9 circoli storici della Capitale. Tanti i campioni e gli amici del Cc Lazio, che hanno calcato il verde dello stadio “fossa” di Lungotevere Flaminio: da Long John Chinaglia a Ciccio Cordova, da Luigi Martini a Capitan Wilson fino al campione brasiliano Garrincha. Personaggi di elevata caratura sportiva, ma non solo se è vero che da quelle parti è passata gente del calibro di Bud Spencer, Ennio Morricone, e il simpatico Pupi Avati: protagonisti del jet set, che testimoniano la vivacità mediatica, sociale, culturale e perché no “gossipara” del Canottieri Lazio. E che sottolineano il connubio forte tra sport e spettacolo.

Un rapporto che interseca spesso il mondo della politica e il circolo biancoceleste non ha fatto eccezione neanche in questo: per ben due volte, infatti, nel 1982 e nel 1991, fu eletto presidente Cesare Previti, dimissionario nel 1996 in seguito al presunto coinvolgimento nel processo Sme: «Passo la mano perché per colpa mia il circolo è stato sulla bocca di tutti», disse l’ex ministro berlusconiano ai consoci laziali prima di andarsene. Per gli aquilotti quei giorni furono mediaticamente complicati ma non misero in ginocchio il “Lazio”, che oggi più che mai si mostra il fiore all’occhiello – elitario – dello sport capitolino. La sede sociale e l’impiantistica di Lungotevere ne sono l’esempio lampante: galleggiante per il canottaggio, campi di calcetto, tennis, foot volley, beach soccer, beach tennis, piscina, club house, ristorante, bouvette, sala per i giochi di carte, biliardo, sala per fisioterapia e shatsiu, due palestre per soci e atleti, spazio pugilato e arti marziali.

Questo il “ben di Dio” a disposizione degli oltre mille soci del Canottieri Lazio, a cui si aggiunge la palestra all’aperto più grande di Roma: il Tevere. È il simbolo sportivo e romantico del circolo del presidente Condemi, fiume a volte birichino come in occasione dell’esondazione di novembre (che ha causato qualche problema alla sede sociale del CcL) ma pur sempre il primo amore: quello che il Canottieri non scorderà mai e per il quale è nato. Non a caso dal 1978 vige la tradizione di svolgere sul Tevere, nel giorno del ritorno del derby pallonaro, la stracittadina remiera col Canottieri Roma: una sorta di “Oxford-Cambridge de Noantri” assai attesa e apprezzata.

Marco Montini