Atletica, Usain Bolt e i 400 metri: storia di un amore mai nato

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Le parole usate con amabile franchezza per commentare la sua prestazione dicono molto più di ogni analisi tecnica. “Sono felice di aver finito questa gara senza infortuni”. Come dire, meno male che è finita. Un po’ come chi sale sulle montagne russe, provando a vincere la paura, e tira un sospiro di sollievo non appena mette il piede a terra. Usain Bolt – riferisce agenziainforma.it – la sua montagna l'ha scalata oggi, cimentandosi negli “odiati” 400 metri, distanza che l'uomo più veloce del mondo continua a ritenere troppo lunga e faticosa per le sue potenzialità ma che invece il suo staff continua a proporgli, convinto di non sapere ancora tutto sulla capacità del talento giamaicano.

Il compianto Pietro Mennea lo invitò un anno fa a provare il “giro della morte” e proprio nei giorni del lutto per la scomparsa del campione italiano, il sei volte medaglia d'oro ai Giochi si è messo sui blocchi a Kingston per correre in un “anonimo” 46”44, battuto dal connazionale Nicholas Maithland che ha preceduto il pluricampione olimpico dei 100 e 200 chiudendo in 45”79.

Dieci anni fa, non ieri, Bolt navigava su tempi ben più competitivi, il 45”35 realizzato nel 2003 da allievo aveva un peso specifico di tutti rispetto. Evidentemente Bolt questa distanza sulla quale ha un personale di 45”28 datato 2007, non la digerisce troppo (a febbraio chiuse in 46”74) e il crono di oggi – arrivato nel mezzo di una stagione che deve ancora entrare nel vivo – giustifica solo in parte la mancanza di allenamenti specifici sulla distanza.

Bolt comunque si rifarà tra una settimana quando è atteso a Rio per la sfida sui 150 metri in linea retta dove cercherà di limare il suo primato mondiale di 14”35 stabilito a Manchester, nel 2009. Allora quella prova lasciò credere che le potenzialità di Bolt non fossero state ancora del tutto espresse. Ma bisognava anche avere a che fare con la volontà del campione. Che del giro di pista non ne vuole sapere.

Un anno fa, chiusi i Giochi, confessò apertamente cosa ne pensava: “Il mio allenatore propende per i 400, l'ho sentito borbottarne. Ma io propendo per altro. Avete mai visto il programma di allenamenti dei corridori dei 400 metri?. Da “vomitare” dalla fatica e io non voglio. Io amo mangiare”. E correre veloce, come un lampo. Mezzo giro di pista, niente di più. (asca)