Di Berardino (Cgil): «Noi andiamo in piazza per chi non ha lavoro»

«N el Lazio si sbloccano solo i cantieri della metro C». Parla il segretario regionale della Cgil

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claudio di berardino Roma e Lazio nella morsa della crisi

Sono state sino ad oggi circa 800 le assemblee e gli incontri con i lavoratori promossi dalla Cgil di Roma e del Lazio in vista della manifestazione a piazza San Giovanni contro il Jobs Act e le politiche del Governo sul lavoro. Ma questa mobilitazione non toglie che sui media si vada diffondendo l’idea dell’ isolamento di un sindacato che tutela solo i garantiti. Un sindacato forse isolato che ricorre all’arma delle manifestazioni di massa per dimostrare ancora la sua forza.  Ovviamente il segretario regionale Claudio di Berardino non la pensa così  e prende subito il toro delle critiche per le corna.
« Guardi che noi siamo costretti a ricorrere alla piazza  perché il governo Renzi ci nega un confronto serio soprattutto sul tema del lavoro giovanile e del precariato che questa manovra, senza investimenti ma fatta solo di tagli, penalizza ancora di più. Quindi la nostra iniziativa è centrata sul lavoro, sulla sua dignità che non è solo reddito ma necessità quasi vitale soprattutto per chi non ce l’ha.»

Lei parla di investimenti ma questi richiedono risorse che non ci sono.

«Ci sarebbero se si andassero a cercare con la lotta all’evasione sempre proclamata ma sempre al palo, oppure tassando le grandi rendite finanziarie ed imponendo una gradualità fiscale più equa.»

Eppure Renzi pare muoversi in questa direzione con il decreto ‘sblocca Italia’.

« Guardi che nel Lazio si sbloccano solo i cantieri della metro C e il ponte all’EUR sul raccordo anulare, mentre il patto di stabilità ‘blocca’ ben 500 milioni che potrebbero ridare lavoro ad esempio ai quei 35.000 edili che sino ad oggi l’hanno perso.»

Ma non risolverebbe il nodo del precariato e della disoccupazione giovanile.

« Anche questo problema è legato al patto di stabilità che il Governo dice di voler allentare. Le faccio solo l’esempio della sanità dove sono anni che ben 3.000 precari attendono una stabilizzazione promessa da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi tre anni, eppure il patto di stabilità blocca tutti questi lavoratori senza i quali entrerebbe in crisi tutto il sistema sanitario regionale»

La Cgi afferma che le misure economiche del governo vanno contro gli interessi della gente e delle famiglie, non le pare demagogico?

«Non lo dico io o il sindacato, lo dicono i numeri. Lo dicono i 70.000 disoccupati che in tre anni hanno ingrossato le fila dei senza lavoro nella nostra regione. Lo dicono i 25.000 cassaintegrati in più nello stesso periodo, mentre nel Lazio sono ormai 200.000 coloro che nè lavorano nè studiano. Se aggiungiamo il fatto che su 10 assunzioni 8 sono precarie ne ricaviamo un quadro drammatico che la modifica delle regole sul lavoro che il Governo vuole non modificherà certo, anzi. Tutto ciò in un contesto di desertificazione industriale per il quale nemmeno decolla l’accordo di programma che prevede 90 milioni per le industrie di Frosinone»

A Roma nel Lazio pesa anche la situazione dei dipendenti pubblici.

«Che sono 400.000 con il contratto bloccato da anni e che hanno visto progressivamente ridursi la loro capacità d’acquisto e di consumo. Se poi il modello di relazioni sindacali è quello dell’opera di Roma con il licenziamento in blocco di orchestra e coro non andiamo proprio nella direzione giusta…»

Posizione opinabile la sua di fronte ad una conflittualità insostenibile, ma il sindacato fa il suo mestiere. Piuttosto, sembra tiri aria di privatizzazione per il trasporto pubblico locale.

«Guardi che da anni Cgil, Cisl e Uil sostengono la necessità di una agenzia unica regionale per riordinare, rendere più efficiente e meno costoso il sistema….»

Si, ma in queste ore si parla di un’ingresso di Ferrovie nel capitale di Atac

«Ben venga se serve a risanare e ricapitalizzare il settore senza privatizzarlo e tenendolo saldamente in mani pubbliche. Inoltre siamo contrari alla cessione a spezzatino degli asset delle società pubbliche come Atac….»

Se passasse l’ipotesi di un project financing con i francesi per la Roma Lido?

«Per noi vale lo stesso discorso.  Comunque di tutto si può discutere ma sino ad ora nessuno ci ha mai chiamato per un confronto…»

Eh si, tira davvero una brutta aria per la cara e vecchia concertazione.

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