Comune di Roma, concorsone della polizia municipale ancora bloccato

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Chi si dimette per “ragioni personali”, chi non si sente di “esaminare serenamente la situazione”, fatto sta che il concorsone per i nubi vigili urbani di Roma resta bloccato perché, dopo lo stop alla commissione con la sospensione cautelare della commissione presieduta dall’ex capo dei “pizzardoni” Angelo Giuliani (ora al centro dell’inchiesta sul circolo sportivo della polizia locale) e le dimissioni dei due presidenti di commissione oggi (come riporta il Messaggero) è previsto l’addio all’incarico anche per Attilio Vallante.

SENZA PRESIDENTE – Sembra dunque che “nessuno” (al di là dell’autorevolezza o del buon rapporto con il corpo dei vigili)  voglia presiedere l’organo che dovrà decidere quali degli aspiranti poliziotti locali potrà battere le strade della capitale e regolare il traffico. Peccato, perché i 300 vigili in più sarebbero una boccata d’aria per il traffico della città, farebbero comodo al sindaco Ignazio Marino che li aveva promessi e allenterebbero la tensione con i sindacati dei vigili urbani di Roma che hanno già annunciato una manifestazione per il 23 marzo.

UNA VICENDA LUNGA UN ANNO – La vicenda della commissione esaminatrice del concorso si trascina ormai da quasi un anno, da quel maggio del 2013 in cui Alemanno bloccò tutto per capirci di più sulle trasferte effettuate da alcuni membri proprio nelle giornate in cui la commissione doveva riunirsi. Ora  il Sulpl con il segretario Stefano Giannini commenta: «Con queste dimissioni in commissione la situazione raggiunge il livello di farsa». «Avevamo previsto che il sindaco Ignazio Marino non avrebbe assunto nessun poliziotto locale nel 2014 e i fatti lo confermano- prosegue- non vi è stata mai chiarezza sulla situazione e per questo nello sciopero del 23 marzo durante la Maratona di Roma ci si accorgerà di quanto invece siano indispensabili i poliziotti locali in questa città». In Campidoglio il “Nuovo centro destra” di Sveva Belviso annuncia una interrogazione in Aula Giulio Cesare. Ma la patata bollente è nelle mani di Ignazio Marino che deve gestirserla tutta da capo.

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