Regione Lazio, Zingaretti attaccato anche dalla Puppato. Ma sulla sanità parlano i fatti

La senatrice veneta del Pd legge il nostro articolo e risponde attaccando sulla gestione degli ospedali. La risposta della Regione

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La reazione di Sergio Chiamparino presidente della conferenza Stato-Regioni al taglio di 4 miliardi alle Regioni della legge di stabilità 2015 presentata l’altro ieri apre una scia di polemiche che ha coinvolto particolarmente il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti il quale non ha risparmiato critiche al governo per una decisione che finirà per pesare sulla Sanità. Quello che però ha particolarmente irritato Matteo Renzi deve essere stata una sua affermazione in particolare (che anche questa testata ha riportato)  laddove Zingaretti accusa il presidente del Consiglio non solo di non aver consultato le regioni stesse, ma di aver creato una sorta di frattura fra i governatori eletti dal popolo, ed il presidente che questa investitura ancora non ha ricevuto, nonostante la sua affermazione alle europee. Ovviamente i corifei, più o meno dell’ultima ora del renzismo rampante, hanno aperto un fuoco di copertura richiamando Zingaretti a moderare i toni come ha fatto la presidente dell’assemblea piddina Lorenza Bonaccorsi, o invitandolo ad abbozzare senza tante storie come ha fatto il sino ad oggi silente segretario regionale Fabio Melilli.

POLEMICA POLITICA – Insomma una “Iradiddio” che probabilmente va ben oltre il “Def”, ma riguarda il prestigio che Zingaretti ha non solo nel Lazio. Se a questo aggiungiamo la diffidenza antica di Matteo verso i Democratici del Lazio e di Roma in particolare (che ormai sono praticamente saltati tutti nel suo carro) ben si intravede anche la natura politica dello scontro. Tuttavia, l’eco delle affermazioni del governatore del Lazio ha suscitato anche reazioni impensate e impensabili quale quella della veneta Laura Puppato, senatrice della Repubblica, che dopo aver letto il nostro articolo ci scrive testualmente: “Presumo sia l’inizio del risorgimento italiano se finalmente i costi che verranno riconosciuti alla sanità laziale come a quella veneta saranno uguali”. La Puppato ci tiene a ricordare che “Una siringa costa uguale infatti da Palermo ad Aosta, idem un intervento…questo si deve fare e questo per il bene di tutti si farà. Inaccettabile infatti che un cittadino costi ad una sanità che funziona molto bene 1700€ e un altro ne costi 2.700€ o giù di li e magari debba pure pagarsi tutto…così non va”. La senatrice punta al tema dei costi standard e attacca: “Personalmente sono stata presente ad una serata organizzata dalle ostetriche e dalle ginecologhe del Pd e non volevo credere che a Roma un ospedale privato convenzionato procuri dall’80 al 90% dei parti cesarei….(!?!) quando la media dovrebbe stare sotto il 15/20% e i migliori sotto il 10/12%… Così non va, questa non è sanità è macelleria. E noi paghiamo. In ogni senso”. Una risposta che suona un po’ come dire: è ora che nel Lazio si cambi la danza degli spreconi e si cominci a tagliare sul serio.

LA RISPOSTA – Ma fuori da ogni contesto politico la Regione risponde testualmente con una nota elencando quanto fatto per la sanità:”La Regione Lazio, famosa solo per scandali e malcostume, in un solo anno e mezzo è stata rivoluzionata. Nel 2014 i soldi risparmiati nel comparto della sanità sono arrivati a 246milioni di euro (soltanto per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi). Grazie a un forte potenziamento della Centrale Unica degli Acquisti è stata avviata una razionalizzazione della spesa con conseguente stretta sugli acquisti all’interno delle diverse Asl e delle strutture ospedaliere di tutto il Lazio. Siamo stati primi a fissare i prezzi di riferimento per i dispositivi medici (e così il costo di un ago per siringa è passato da 0.0013 di euro a 0.008, le garze da 0.33 centesimi di euro a 0.27). Con le gare centralizzate, poi, la giornata alimentare per ogni paziente oggi costa 11 euro (prima la spesa poteva arrivare addirittura a 25 euro). Si tratta di tagli prodotti dalla razionalizzazione delle spese e che quindi non incidono mai sulla qualità dei servizi offerti. Inoltre, per la prima volta nel Lazio, abbiamo introdotto tra gli obiettivi dei direttori generali degli standard di cura. Nella valutazione del lavoro dei manager, dunque, conta anche garantire alcuni target. Tra questi, c’è proprio la riduzione dei cesarei. Stiamo lavorando infatti ad accorpamento e razionalizzazione di reparti di ostetricia che fanno meno di 500 parti l’anno, volumi troppo bassi che sono causa dell’eccessivo ricorso al cesareo”.

Questo per dovere di cronaca. Lasciamo decidere ai cittadini se aspirino al virtuoso (si fa per dire) modello veneto/leghista o si accontentino della sanità de’ noantri che la Regione sta risanando, con tutti i suoi limiti, ma che contempla centri e modelli di eccellenza che a Rovigo nemmeno si sognano.

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