Atac, Broggi alza il prezzo: chiesti 400 milioni alla Regione Lazio

L'amministratore delegato ribadisce la linea dell'assessore Improta e chiede cento milioni in più

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broggi atac

L’amministratore delegato di Atac Danilo Broggi da Milano anziché presentare un piano industriale per il risanamento dell’azienda, che gli è stata affidata a luglio, sa come risolvere i problemi. In sostanza ha ribadito quello che l’assessore ai Trasporti Improta va dicendo da tempo: tocca alla Regione scucire 400 milioni, cento in più di quanto ne ha chiesti a suo tempo l’assessore. Lo ha dichiarato venerdì nell’audizione in commissione consiliare Bilancio  dove ha spiegato che un “aiutino” arriverà dai 400 milioni di euro che la Regione dovrà trasferire in base a un vecchio contenzioso. Vecchio, molto vecchio perché la diatriba dura da 10 anni e riguarda il riconoscimento dell’ammontare dei trasferimenti regionali per gli scatti di anzianità dei dipendenti.

GLI INTERROGATIVI – «Ma siamo sicuri che quei soldi arriveranno davvero?» si chiede il consigliere Radicale Riccardo Magi. Ovviamente ce lo chiediamo  tutti e soprattutto la Regione che quei soldi non ha e quindi si opporrà a tale richiesta. Ma per Broggi questa è la via diretta per il ParadisO, laddove il Paradiso sta nell’evitare il default di Atac già tecnicamente effettivo.  Escluso che il Governo possa intervenire dopo aver riproposto il decreto “salva Roma” ter , ci sarebbe proprio da mettersi le mani nei capelli per una società  che ha un numero di dipendenti pari a quello dell’Alitalia e che in un decennio ha accumulato perdite per 1,6 miliardi.

ATAC COSTA AL COMUNE 400 MILIONI – Se poi si considera che ogni anno Atac costa al Comune 400 milioni (ma ne chiede 500 per l’anno in corso) si comprende bene il ragionamento di Broggi che con i soldi della Regione avrebbe risolto il problema almeno per un anno. E poi? la risposta viene proprio dai vincoli posti al Campidoglio dal “salva Roma” e dai controlli che Governo e Parlamento eserciteranno sul bilancio capitolino. Urge allora quel piano industriale che Improta e Broggi avevano annunciato già nell’estate scorsa e che avrebbe potuto far parte di quel complessivo risanamento dei conti capitolini che oggi il decreto impone. Che risanare Atac non sia un’impresa facile è più che ovvio. Eppure il Broggi è (se non andiamo errati) il quinto amministratore delegato di Atac in poco più di cinque anni. Possibile che con tanta grazia di Dio lautamente stipendiata si sia ancora al punto di partenza?

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