Fondazione An, Storace affila le armi contro Gasparri

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A Francesco Storace non manca la verve polemica e questa volta la sua lingua batte dove il dente della Fondazione Alleanza Nazionale duole. Che non è cosa di poco conto perché il patrimonio di  quella fondazione si aggirerebbe sui 250 milioni. Tanti da far felice qualsiasi formazione della nuova destra voglia scendere in politica alla grande. Così se la prende con l’ex colonnello di Fini, quel  Maurizio Gasparri oggi fanatico pasdaran del Cavaliere. «Maurizio Gasparri – attacca Francesco –  è difficile da frenare quando rotea la lingua o si trova davanti una tastiera su cui ticchettare la qualunque.

E’ come un Cetto qualsiasi, ne spara una al secondo». Oggi il loquace Gasparri si adegua e twitta frasi sibilline sulla Fondazione. Sia ben chiaro che lui, Storace non ha alcuna mira sul patrimonio, ma vuole solo il glorioso simbolo di AN e sbotta: «Restituiteci il simbolo e tenetevi il bottino». Bottino a parte, Maurizio non è certo il più adatto a impartire lezioni di etica aennina visto che sta passando armi e bagagli a Forza Italia «pur essendo un membro molto influente della fondazione».

E allora, scrive Francesco, eviti di twittare su «partitini che preparano il ritorno del cognato di Tulliani…. Manovre in atto. Giù le mani dal patrimonio. Già fatti danni». Anzi «deve stare molto cauto» perché non è certo La Destra quel partitino che «pregusta il ritorno di quello che solo ora lui chiama “il cognato di Tulliani”» davanti al quale il maligno twittatore si inginocchiò «dopo aver capito che veniva fatto fuori da ministro in favore di Mario Landolfi».

Vecchi rancori certo, ma anche attualissimi ammonimenti al vice presidente del Senato invitato «a esporre a un giudice che cosa succede dentro quella fondazione» della quale «sono stati spesi 26 milioni» senza che nessuno abbia spiegato come. In attesa che qualche magistrato butti un occhio su tutta la vicenda Storace si accontenterebbe che «togliessero il nome An a quella fondazione. An era pulita, non ripulita». Ma come le testate giornalistiche il nome o marchio che sia, si tira dietro comunque crediti e debiti.