Fisco, ecco come funziona il nuovo modello 730

In 5 punti il contenuto delle nuove disposizioni. Una vera rivoluzione

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Arriva il modello 730 precompilato per dipendenti e pensionati: ovvero per circa 20 milioni di contribuenti. Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato in via definitiva la norma, insieme ad un nutrito pacchetto di semplificazioni fiscali che vanno dalle successioni ai rimborsi Iva.

Il Sole24ore riporta i 5 punti del nuovo documento. Ecco qui di seguito.

SFORZI AZZERATI PER I CONTRIBUENTI – La prima importante novità è rappresentata dal fatto che il contribuente si vedrà recapitare una dichiarazione rispetto alla quale non deve fornire alcun dato e non deve fare alcunché. A realizzare quel 730, infatti, ci pensa solo il fisco utilizzando tutti i dati in suo possesso.

BANCHE DATI AL CENTRO – Un ruolo fondamentale in questa operazione di inversione del rapporto tra fisco e contribuente è svolto dalle banche dati. Sul loro lavoro e sulla capacità che avrà il fisco di metterle in connessione si basa tutta l’operazione del 730 precompilato. Si tratta di affinare e rendere sempre più preciso un sistema che già opera nel momento dei controlli ma ora deve entrare in funzione per il calcolo che è cosa dall’impatto ben diverso rispetto al controllo.

IL VALORE DEI DATI – Il rischio maggiore, infatti, in questa operazione lo corre il Fisco. Perché nel momento in cui il contribuente accetta la precompilata che gli è stata inviata, il Fisco si impegna a non verificare in altra maniera la posizione. Quindi la richiesta contenuta nel precompilato vincola soltanto il Fisco; che se, per ipotesi, avesse chiesto meno del dovuto al contribuente poi non potrà più effettuare alcun ricalcolo.
LE CORREZIONI DEL CONTRIBUENTE – Da parte sua, invece, il contribuente, potrà sempre chiedere la revisione della propria dichiarazione affinché vengano conteggiate maggiori detrazioni rispetto a quelle ipotizzate dal Fisco. Che, ad esempio, potrebbe non aver tenuto conto di tutte le spese effettuate dal contribuente e che, invece, hanno impatto fiscale (dalle ristrutturazioni edilizie ala sanità). Da sottolineare, però, che in questo caso il contribuente si sottopone al rischio di verifica da parte dell’amministrazione finanziaria. Ma il gioco, ovviamente, può valere la candela nel momento in cui le uscite sono state effettivamente sostenute ed esse influenzano in maniera importante le somme da versare al fisco.

IL RUOLO DEGLI INTERMEDIARI – La riforma porta inevitabilmente con sé un forte impatto sul mondo dell’assistenza fiscale e delle professioni. Infatti, il ruolo degli intermediari (in particolare dei Caf) ne esce indebolito dal momento che la loro entrata in scena dipende solo dalla volontà del contribuente di non accettare la ricostruzione di redditi e spese proposta dal fisco.

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