Roma, scoperta maxi evasione con le cooperative. Danni allo Stato per 1,7 miliardi

Operazione del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Sequestrati beni per oltre 100 milioni di euro

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Il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza sta eseguendo in queste ore decine di perquisizioni e sequestri in tutta Italia a seguito di una indagine della Procura di Roma che vede indagate oltre 62 persone. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio. Nel corso dell’operazione i finanzieri hanno sequestrato beni per oltre cento milioni di euro.

EVASIONE FISCALE – L’ingentissima evasione fiscale è stata realizzata, secondo l’accusa, dal consorzio di cooperative Gesconet con sedi a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna fornisce servizi a istituzioni pubbliche e grosse aziende. Chiacchierato per l’utilizzo spregiudicato di lavoratori extracomunitari il consorzio è stato oggetto di singole denunce sindacali anche per «caporalato» fra 2008 e 2010. L’indagine è partita da una semplice ispezione dei funzionari dell’agenzia delle Entrate. La Procura di Roma aveva già portato alla luce la clamorosa evasione milionaria delle imprese di famiglia dell’ex vicepresidente del consiglio comunale Samuele Picccolo. L’inchiesta è diretta dal procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi e dai sostituti procuratori Filippi e Davinola. I provvedimenti di sequestro preventivi sono stati firmati dal gip della Capitale Valerio Savio.

FALSE FATTURE  –Il sistema di evasione fiscale si basava sull’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti registrata su una contabilità parallela utilizzata per pagare funzionari pubblici tra il 2010 e il 2012  sottraendo denaro alle cooperative. I danni per le casse dello Stato ammonterebbero a 1,7 miliardi della mega evasione scoperta dalle Fiamme gialle. Il meccanismo consisteva nell’affidamento di servizi in subappalto a società cooperative appositamente costituite che si aggiudicavano gli appalti sia da enti pubblici sia da società private. Le cooperative a loro volta emettevano fatture false per operazioni inesistenti per circa 400 milioni, accreditando così il denaro ricevuto ad altre cooperative cosiddette “finali”. I conti di queste ultime venivano progressivamente svuotati attraverso dei prelievi di denaro contante commercialmente non giustificati.

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