Atac, su 12.800 dipendenti mille non sono al posto giusto

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Di tutto si è parlato alla commissione capitolina trasporti riunita per l’audizione dell’amministratore delegato di Atac Broggi, fuorché del taglio preannunciato dall’assessore Improta alle già scadenti linee di superficie. Certo c’è poco da stare allegri con una rete che sconta quasi il 40% di evasione in alcune zone della città, cui si aggiunge una produttività del 25-30% inferiore alla media nazionale e, ciliegina sulla torta, una velocità commerciale di  13 km ora contro i 20 della media europea e i 16 della media nazionale. Ma Broggi e il direttore centrale Pietro Spirito hanno anche voluto dare qualche speranza parlando dei 15 nuovi mezzi della linea B su un totale di 27 in circolazione.

Poi sullo sfondo la possibilità che la tratta Pantano-Lodi della C entri in funzione l’ottobre del prossimo anno. Intanto via alle corsie preferenziali, che a Roma sono in numero limitato, e ai semafori intelligenti che diano la precedenza ai mezzi di superficie. Poi c’è il problema delle ferrovie in concessione, delle quali si sta discutendo con la Regione, che vantano (si fa per dire) mezzi vecchi di 26 anni. Senza investimenti, come ovvio, non aumenta nemmeno la produttività ma sulla bigliettazione si può già intervenire senza attendere il famoso piano industriale Atac che dovrebbe essere presentato entro la fine dell’anno. «La tendenza in Europa – ha detto- è un frazionamento della bigliettazione. Non c’è più il biglietto ma diverse modalità di acquisto» favorite dall’estensione dei punti di vendita. Per Broggi l’azienda non ha bisogno di una rivoluzione epocale ma ad esempio di «mezz’ora di produttività in più.»

Quindi l’obiettivo «non è aumentare gli autisti ma le ore lavorate. Prima di prendere gli altri autisti – ha aggiunto- bisogna gestire il tema degli inidonei» cioè dei circa 350 autisti temporaneamente inabile al lavoro per questioni mediche. Poi ci sono i 600/700 dipendenti spostati in amministrazione che non possono essere riportati sulla rete. «Il nostro intendimento è cercare di riportare questa gente verso l’attività “core”, che non è solo fare l’autista, ma anche i verificatori, addetti alla manutenzione etc.» Che se non sarà una rivoluzione epocale, ma poco ci manca. Poi, parlando dei dirigenti ha detto che quando è arrivato erano 81 e oggi sono 61, un numero  congruo per un’azienda che ha 12.800 dipendenti. In ogni caso l’amministratore delegato ha chiesto al direttore del personale di fare una “ripiegatura” delle retribuzioni dei  dirigenti per poi passare “una tantum” a quelle dei quadri.