I rifiuti romani emigrano all’estero (aspettando gli ecodistretti)

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Il Tar ha respinto il ricorso della Colari, la società dell’avvocato Cerroni, con il quale si  chiedeva l’annullamento della gara indetta dall’Ama per il trasferimento in Germania  di 160mila tonnellate di rifiuti. Rifiuti che verranno trattati e poi bruciati nei locali termovalorizzatori per produrre energia. Soddisfatto l’amministratore delegato di Ama, Daniele Fortini che ieri dichiarava «Ottimo risultato. Ama ha appena bandito una nuova gara per conferire le restanti quantità di rifiuti urbani residui della raccolta differenziata. Sottolineo che rispetto a quanto speso fino ad ora Ama e i cittadini di Roma risparmieranno, anche se rammarica il dover trasferire oltre confine una risorsa che però presto, grazie agli eco-distretti, potremo lavorare e valorizzare nell’interesse della città».

I RIFIUTI A ROMA – In attesa degli eco distretti e mentre i rifiuti romani se ne vanno all’estero va chiarito che ogni anno la Capitale ne produce 1.750.000 dei quali il 45%  viene riciclato con la differenziata, mentre il resto va negli impianti di trattamento (tmb) che producono il cdr, destinato solo in misura limitata ai due termovalorizzatori del Lazio (Colleferro e San Vittore). Sino ad oggi  una metà di questi rifiuti da trattare andavano nei tmb dell’Ama, il resto in quelli di Colari che ha incassato in un anno oltre cento milioni di euro.

LA NUOVA GARA – Con la gara indetta nel febbraio scorso Ama rompe l’esclusiva con il privato e affida il trasporto e lo smaltimento delle 160mila tonnellate  a un raggruppamento di imprese, la Eiki, che porterà la spazzatura in cinque inceneritori in Germania, ridimensionando i proventi del privato romano. In effetti la Colari  contava di attivare il suo gassificatore di Malagrotta  per produrre energia dal Cdr, inattività che ha pesato sulla decisione del Tar. Chiusa la partita fra Cerroni e l’ad di Ama Fortini?  Sembrerebbe di no perché la Colari ha indirizzato una lettera a Zingaretti che suona un po’ come una diffida. La lettera chiede come tale spedizione in Germania possa venir autorizzata  se una  circolare della Regione del 15 dicembre 2015 precisa che lo smaltimento degli Rsu (rifiuti solidi urbani)  prodotti nel Lazio «avviene nel rispetto del quadro normativo vigente, e quindi del principio di prossimità, servendosi della esistente rete integrata ed adeguata di impianti». Quanto al risparmio, Cerroni precisa che  verrebbe conseguito se fosse autorizzata una discarica a servizio  degli impianti Tmb che consenta di attivare una delle due linee dell’impianto di gassificazione di Malagrotta. E ricorda ancora che  la Corte di giustizia europea, con decisione del 16 luglio 2015 ha accertato che l’Italia «non ha dato esecuzione alla precedente sentenza della stessa Corte del 4 marzo 2010, non dotando la Regione Campania di una rete integrata ed adeguata di impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti regionali il più vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti». Condannando la Repubblica italiana al pagamento a favore della Commissione europea di una somma forfetaria di 20 milioni di euro. «A tale proposito- conclude la lettera-  giova ricordare che la stessa Unione europea, già nel giugno 2011, aveva avviato una procedura di infrazione  riguardante lo smaltimento nella discarica di Malagrotta dei rifiuti indifferenziati della città di Roma.» E per questa ragione «a seguito del secco ordine del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, i quattro Tmb in esercizio (due dell”Ama e due del consorzio Colari) furono obbligati a funzionare a pieno regime e, poi, integrati dalla stazione di tritovagliatura di Rocca Cencia (realizzata dal Colari a tempo di record). Una soluzione che nel 2013 ha permesso «di trattare industrialmente tutti i rifiuti di Roma Capitale e conferire nella discarica di Malagrotta solo i residui di lavorazione, ottenendo così l’archiviazione della procedura di infrazione.» Nella sostanza l’avvocato sostiene che i costi del trattamento e dello smaltimento potrebbero venir abbattuti in casa facendo funzionare a pieno ritmo gli impianti esistenti, attivando la sua linea di gassificazione, ma a condizione che sia attiva una discarica di servizio da cui i rifiuti dovrebbero transitare per venir poi trattati e smaltiti. E proprio per evitare questo l’Ama intende realizzare almeno un eco distretto entro il 2016 proprio a Rocca Cencia dove i rifiuti verrebbero suddivisi e stoccati al coperto e senza i rischi ambientali della discarica sia pure di servizio. Nel frattempo la nostra monnezza emigra per essere trattata e bruciata all’estero senza tante storie. Ma ormai, nonostante le indicazioni del Governo per la realizzazione o il potenziamento di tali impianti, la Regione Lazio li esclude. Scelta sicuramente ecologica ma forse poco lungimirante sul piano industriale. Intanto, come disse Zingaretti in occasione della chiusura di Malagrotta e alla successiva esportazione dei rifiuti romani sentenziò «al nord stanno brindando a champagne.» Ovviamente con i nostri soldi.