Comune di Roma, sì al regolamento contro elettrosmog e antenne selvagge

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L'antenna di via della Lucchina

Se i tetti di Roma hanno ispirato scrittori e registi, lo stato attuale del bel cielo della nostra città suscita uno sgradevole senso di stupore al visitatore che venga anche solo da Milano o dai Paesi del nord Europa. Una skyline deturpata da centinaia di migliaia di antenne, parabole, fili penzolanti. Una foresta in cui svettano, un pò qua e un pò là, le cosiddette torri o antenne della telefonia mobile che aggiungono un elemento di caos ed improvvisazione pecionara ai tanti guai della Città Eterna. Infatti l’Assemblea capitolina ha approvato oggi il Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile che argina una pericolosa e subdola forma di inquinamento contro la quale si è battuto il consigliere Massimo Caprari del Centro Democratico.

ATTESO DA ANNI – Da anni infatti è contro l’elettrosmog denunciando soprattutto i casi del IV° Municipio dove i cittadini hanno registrato casi di malattie gravi insorte soprattutto a danno della tiroide. Il caso specifico riguardava le abitazioni Erp di via Giovanni Palombini e via Gaetano Gemmellaro che dal 1995, ospitano impianti di telefonia mobile nonostante si trovino a poche decine di metri dalle scuole del quartiere. Per questo il consigliere ha proposto che le  operazioni di bonifica dall’elettrosmog  partano dagli stabili Erp che per pochi soldi hanno dato la possibilità di installare apparecchiature il cui impatto sulla salute non è ancora chiaro. Con il nuovo regolamento si minimizza il rischio di esposizione all’elettromagnetismo, realizzando il Registro capitolino delle sorgenti elettromagnetiche  fisse e mobili.

ELIMINARE LE ANTENNE – Rendendo effettivo il monitoraggio di questi impianti si possono  approfondire le indagini epidemiologiche sui danni provocati da eccessiva esposizione. Roma si adegua così alla legge quadro sull’elettrosmog e mette ordine all’esposizione selvaggia ai campi elettromagnetici, tramite un corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti come hanno sottolineato il sindaco e l’assessore Giovanni Caudo. Affrontato un aspetto che riguarda la salute, è tempo di disboscare la giungla delle antenne televisive obbligando i condomini a centralizzarle. E questo sarà molto difficile nella Capitale dei tanti regolamenti e dei pochi controlli, anche se in altre metropoli italiane è ormai prassi consolidata.

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