Comune di Roma, il buco dei Punti verdi non appare in bilancio

Non solo moltissime irregolarità urbanistiche, ma anche decisioni prese da dirigenti anziché dagli organi politici nella vicenda dei Pvq

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Non sarà certo facile per il Comune di Roma rimettere mano alla ingarbugliata e torbida matassa dei Punti Verdi qualità che rischia di costare al Campidoglio decine di milioni. Lo si evince dalla relazione presentata qualche tempo fa dal commissario di scopo Govanni Serra che ha rilevato  notevoli irregolarità anche rispetto agli strumenti urbanistici. Fra questi, in molti casi, il mancato rispetto degli standard urbanistici, la carenza di servizi obbligatori o incompatibili con la loro destinazione d’uso, la violazione delle percentuali da destinare a verde pubblico e spesso le inadempienze sui tempi di realizzazione delle opere previste. Se a questo si aggiungono in alcuni casi la mancata titolarità delle aree, la violazione dei progetti approvati, l’affidamento da parte dei concessionari di contratti per lavori e forniture a trattativa privar senza ribasso sugli importi base del progetto, le successive modifiche incontrollate della titolarità delle concessioni e la tardiva nomina dei RUP (responsabili unici del progetto), c’è di che mettersi le mani nei capelli. Ma non basta perché le successive varianti con i relativi aumenti di spesa sono state approvate, con rilevanza contabile, da delibere dirigenziali anziché dalla Giunta o dal Consiglio. Istanze politiche che avrebbero potuto rilevare l’inconsistenza dei piani economico-finanziari o accorgersi che il finanziamento per arredi e attrezzature sportive risultavano talora notevolmente gonfiati rispetto ai prezzi di mercato. Per di più i vertici politici del Comune non venivano nemmeno informati delle successive erogazioni delle rate di mutuo della Bcc (appagata del suo 95% di fideiussione capitolina) ad ogni stato avanzamento lavori. Aspetti finanziari che peraltro non risultano dal bilancio capitolino sotto le voci di variazioni patrimoniali, mentre le garanzie prestate dall’amministrazione dovevano risultare come uscite “a fronte delle escussioni periodiche (della banca) in danno di Roma Capitale, a seguito di inadempimenti nella restituzione delle rate di mutuo da parte dei concessionari.” Stando così le cose si va ben oltre il danno provocato alle casse pubbliche, ma si punta il dito su un bilancio che avrebbe, ci si passi il termine, ‘inquattato’ questa incredibile situazione spesso coperta da una cortina di silenzio connivente. Certo, la responsabilità non ricade sull’amministrazione Marino che questa situazione se l’è trovata e risale ben oltre la gestione di Alemanno, ma si può quantomeno arguire che la responsabilità ricada sugli uffici competenti che hanno malgestito e poco controllato gli sviluppi di questo pasticcio cui ora la politica deve urgentemente mettere mano. Basterà ri-contrattattare con la Bcc la durata del debito dei concessionari? Basterà da parte della Comune bloccarne i pagamenti aggrappandosi alla corresponsabilità della banca? Oppure tutta la vicenda passerà in cavalleria scaricandosi sulle future amministrazioni per i prossimi 20 anni? A questo punto il nodo è solo politico e dipende dalla coerenza del sindaco propugnatore indefesso della trasparenza e della legalità.

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