Comune di Roma, Punto Verde Perconti esempio del disastro annunciato

Al quartiere Tiburtino sud l'ennesimo caso: operazione milionaria con soldi pubblici a favore di privati

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Fra le grandi ‘sole’ realizzate con i punti verdi qualità non citeremo, per questa volta, il Parco Feronia dove sono stati gettati 12 milioni di finanziamenti, garantiti al 95% dal Comune, per opere incompiute e oggi affidate in guardiania. Sarebbe una poco simpatica auto-citazione perché da lì, 4 anni fa, partì l’inchiesta di questa testata sui Pvq che ci costò anche minacce di gambizzazione. Nè ci risulta che ad oggi Lucia, la sorella del più famoso faccendiere nero Gennaro Mokbel condannato per l’affare Telecom Sparkle e il di lei marito ing. Scarrozza (titolari di quella concessione), abbiano mai dovuto rispondere a qualcuno almeno per il danno erariale. D’altra parte non sono i soli perché ormai larga è la schiera dei concessionari inadempienti che stanno scaricando sul Comune i loro debiti che (vedi link) la ragioneria generale sta pagando alla Bcc senza tanto clamore.

560 MILIONI – Eppure nonostante la cortina del silenzio, più o meno interessato, degli uffici comunali e degli istituti di credito, la trama di questa opaca operazione milionaria (530 milioni di finanziamenti in oltre 10 anni e qualcosa come 250 ancora da pagare) comincia ad interessare la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti grazie alla documentazione fornita dall’ufficio di scopo sulla vicenda dei Pvq Perconti. Esemplare per opacità e percorso oltre i limiti delle regole, è l’esempio di questo ‘Tiburtino sud’ comunemente noto come Vigor Perconti che nel lontano 1996 ottiene la concessione dopo regolare bando. Sino all’agosto del 2001 quando si avviano i cantieri, ma nel frattempo dai 3 milioni previsti originariamente per la realizzazione delle opere, si passa a 16, mentre si approvano varianti che giustificano la lievitazione dei costi. Per arrivare alla determina dirigenziale del 5 giugno 2008 che approva l’ultima variante per un ulteriore aumento a 23 milioni di finanziamento concedendo una proroga al completamento delle opere per la fine del 2008.

GIRO DI SOCIETA’ – Nel 2009 la Polisportiva Perconti da piccola cooperativa diviene Srl.e a dicembre dello stesso anno stipula un contratto d’affitto di ramo d’azienda alla (udite udite) Polisportiva Vigor Perconti associazione sportiva dilettantistica (A.S.D.) che nel gennaio del 2010 stipula a sua volta un contratto di servizio per un centro estetico con la VigorSpa srl (sic). Mentre “se la cantano e se la sonano”, il Pvq comincia a lavorare senza pagare i suoi debiti garantiti dal Comune. Tanto che questo, tirato per i capelli, dopo una inutile ingiunzione, revoca la concessione e nel maggio 2012 destituisce dall’incarico di RUP l’architetto Volpe che era stato arrestato con altri due imprenditori per la vicenda del Pvq di Spinaceto. Teoricamente il Comune rientra in possesso del Punto con le sue strutture e nel settembre dello scorso e la ragioneria Comunale intanto comincia a  pagare la Bcc. Sino all’agosto di quest’anno, quando il Comune ne “riassume tutta l’esposizione debitoria”, ma ipotizza (per ora solo ipotizza) di non restituire un bel niente alla banca.

PAGARE O NO? – Bella mossa, almeno teoricamente, perché altrimenti il Campidoglio dovrà cacciare tutti i 20 milioni per le rate mai pagate dal concessionario dal settembre del 2003 all’ottobre del 2008, senza che la Bcc abbia levato un fiato in tutti questi anni. In realtà (e potrebbe accadere in futuro per molti Pvq) il Comune non rientra in possesso di un bel niente perché nonostante la revoca della concessione, non solo gli viene impedito lo sgombero, ma l’attuale gestore di fatto aggiudicatario iniziale del Pvq denominato A.S.D. Polisportiva Vigor Perconti, paga un affitto mensile di 7.500 euro, mentre la “Polispotiva Perconti srl”, vera e originaria titolare della concessione, risulta decaduta proprio per non aver restituito il suo debito. In 10 anni è corso un fiume di danaro che in parte si giustifica con i lavori effettuati, ma spesso lascia trasparire conti gonfiati, passaggi di mano in mano delle concessioni, piani economico finanziari scarsamente credibili e intrecci di interessi poco chiari. Tutti gravitanti attorno a quei 530 milioni di finanziamenti che, tranne le debite eccezioni, poco hanno giovato agli interessi pubblici, ma molto a quelli privati.

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