Comune di Roma, le guerre di Ignazio Marino e le paure del Pd

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«In relazione alle notizie apparse oggi relativamente a un piano per la “liquidazione” di alcune municipalizzate, il Campidoglio precisa che il testo a cui si fa riferimento è uno studio tecnico preliminare, e non certo una proposta politica definitiva. Lo studio intendeva esaminare, da un punto di vista esclusivamente tecnico, alcune possibili alternative percorribili per la razionalizzazione dei processi di gestione e controllo delle società appartenenti al Gruppo Roma Capitale».

SMENTITO IL PIANO ACEA – Oibò, cos’era successo di così tragico da meritare una così solerte smentita? Semplice, tal Marco Battistella aveva snocciolato a Repubblica un piano di risanamento che prevedeva fusione accorpamenti di società capitoline senza ovviamente metter becco su Atac e Ama vera fonte di ogni nequizia finanziaria. In effetti non si capiva il ruolo di Battistella già consulente di Alemanno, riconfermato da Marino nell’agosto scorso per i buoni uffici del suo capo di gabinetto Luigi Fucito. Si, proprio quel dott. Fucito che solo dopo nove mesi si è ricordato di avere due lauti stipendi (quello del Comune e quello di alto funzionario del Senato) rinunciando generosamente al primo. Solo che le estemporanee affermazioni del suo uomo di fiducia avevano subito messo in fibrillazione il Pd romano. Ve lo immaginate un piano di risanamento già cotto e magnato senza che la maggioranza ne sappia nulla? E proprio adesso che Marino va alla guerra contro i vertici di Acea che vuole ridimensionare e soprattutto controllare? Ieri (lunedì) come scrivono i giornali, in vista di questa sua battaglia si era premurato di chiedere il sostegno dei segretari del Pd Cosentino e Melilli, del Governatore Zingaretti e dell’immancabile Goffredo Bettini. Eppure le riserve della sua maggioranza permangono alimentate dalla magra figura di un sindaco che strilla contro il Governo mentre questo gli sta preparando il terzo “salva Roma”.

IL PD PRENDE LE DISTANZE – A quel punto tutto il Pd ha preso le distanze da Ignazio, compresi quei parlamentari in perfetta sintonia con lui nel voler mungere lo stato per soddisfare la bulimia finanziaria della capitale. Come tutti i grandi leader della storia Marino ha bisogno di una guerra per sviare l’attenzione del popolo dai mali del Paese. Così attacca su Acea che fra tutte le municipalizzate è l’unica che produce utili e cresce in Borsa. L’odiata Borsa che al sindaco non interessa nella sua aspirazione verso altre mete. Un pò come Alemanno che mentre affondava la sua città sparava stati generali, parchi tematici, gran prix e tanti altri sogni che hanno arricchito solo i professionisti dei grandi eventi. Marino invece, molto più sobriamente, commissiona elaborazioni sulla rigenerazione urbana delle caserme, sogna la smart city che nemmeno esistono nelle metropoli Usa, vede nel suo orizzonte infinite piste ciclabili, chiude tutto il centro storico per farne un unico museo sgombero da ambulanti e tavolini selvaggi. Intanto basta la pioggia ad allagare le periferie senza servizi, mentre l’economia romana langue, l’industria delle costruzioni agonizza ed il malessere dei cittadini cresce fra buche e servizi impossibili. Ma, assicura, ci sono i fondi europei e gli investimenti esteri dei magnati che lui può procurare perché parla perfettamente inglese e poi è uomo di mondo.

IGNAZIO MARINO SOSPETTOSO – Eppure, nonostante il paese delle Meraviglie di Ignazio le diffidenze ed il sospetto allignano. Il sindaco da parte sua teme qualche trappolone di chi nel Pd vorrebbe farlo fuori prima delle elezioni europee, magari con la scusa del bilancio. E sotto sotto la sinistra romana teme di venir trascinata nel gorgo della impopolarità di Marino confermata dall’odierno sondaggio. Una sorta di panico per un futuro dove la sinistra rischia di tornare all’opposizione e di restarci parecchio. Quanto basta a rassicurare Ignazio: senza me non andate da nessuna parte. Ma sarà davvero così?

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