Comune di Roma, Alfio Marchini e il Pd, taxi di Ignazio Marino

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A volte ritornano e quando lo fanno attaccano. Non ci riferiamo agli alieni ma al noto imprenditore Alfio Marchini che lunedì mattina si è fatto vivo tuonando contro Marino sulla radio della Confindustria a Mix 24. Oddio, non che Alfio sia stato del tutto assente in questi nove mesi dal cambio della guardia in Campidoglio. Qualche apparizione televisiva, qualche raccolta di firme con l’altro consigliere capitolino Alessandro Onorato e poco altro. Eppure un giornalone recentemente adombrava il suo rientro alla grande sulla scena politica. Qualche mese fa si parlò di progetti nazionali che Marchini aveva in mente probabilmente sconvolti dallo tsunami del grande rottamatore. Poi circolarono voci di contatti segreti con esponenti del Pd, per arrivare ai rumors più recenti che sussurrano di una possibile candidatura bipartisan di Marchini benedetta da Berlusconi nel caso il sindaco in carica debba mollare l’osso anticipatamente.

DURO MARCHINI – Certo che questa mattina lui non è stato tenero con il chirurgo accusato di aver usato il Pd come un taxi «prima per farsi eleggere come senatore, poi sindaco, e oggi li dipinge (quelli del Pd) come una banda dedita al malaffare che ha devastato negli ultimi venti anni Roma». Rigirando così il coltello nella piaga dei pessimi rapporti fra il sindaco e la sua maggioranza. Quella maggioranza che alle primarie dello scorso anno fece perdere ad Alfio mesi preziosi per la sua campagna elettorale illudendolo di poter partecipare alle primarie con qualche possibilità di successo. Ovviamente prima che Goffredo Bettini tirasse fuori dal cilindro il nome del marziano. E’ vero che oggi il sindaco traballa, assediato da una stampa ostile mentre non gli ha certo giovato mettersi contro Renzi con accenti di populismo grillino. Ora Ignazio deve fare i conti (in senso pieno e letterale) con la chiusura del bilancio e con la rigorosa survelliance di Governo e Parlamento per meritarsi l’intervento del “Salva Roma” Tre. Così Marchini può affermare tranquillamente che «Renzi di fatto ha commissariato Roma e solo Marino non l’ha capito».

600 MILIONI DI DEBITI – Sarà, ma le previsioni di Alfio per il bilancio 2014 non sono poi così distanti dalla realtà. Del buco di 600 milioni per quest’anno ormai parlano tutti, persino a palazzo Chigi, al punto che il commissariamento del comune potrebbe apparire «il male minore». Mantra che Marchini va ripetendo da tempo. Oltretutto, ha aggiunto nell’intervista, «qualsiasi dirigente con potere di spesa può impegnare il Comune per servizi che poi comunque devono essere pagati e sono ratificati ex post». Così di fatto Roma «ha una contabilità fuori bilancio che incide pesantemente sui conti quindi anche sulle tasse che i cittadini devono poi pagare». La vendetta di Alfio? Parrebbe di sì, se riandiamo alla campagna elettorale quando lui batteva il chiodo sui conti di Alemanno prima di fare promesse che Ignazio non avrebbe potuto mantenere.

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