Comune di Roma, Ignazio Marino teme il commissariamento e preme sul Pd

Intanto alla Camera sono in discussione le pregiudiziali di costituzionalità del decreto "Salva Roma", con il rischio che il provvedimento decada per l'ostruzionismo della Lega Nord

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Mentre alla Camera sono in discussione le pregiudiziali di costituzionalità del cosiddetto decreto “Salva Roma” c’è davvero il rischio che il 28 febbraio  il provvedimento decada per l’ostruzionismo scontato della Lega Nord e quello meno scontato dei Grillini che pure al Senato avevano portato a casa l’emendamento sugli affitti d’oro e altro. Non a caso ieri Ignazio Marino si  rivolgeva con toni melliflui a Movimento 5 Stelle che «dai banchi dell’opposizione rappresenta per questa amministrazione un continuo stimolo».

IL PRESSING – Un supporto alla maggioranza, verrebbe da dire. D’altra parte non è una novità che il sindaco abbia tessuto con il Movimento un dialogo “costruttivo” sin dalla campagna elettorale con l’intento di trovare spazi e consensi oltre la sua maggioranza ed in particolare oltre il Pd. Eppure ieri, mentre il nemico si avvicinava alle porte, Marino ha scomodato tutti i suoi santi in Paradiso compresa sino la presidente della camera Boldrini sollecitando i segretari  del Pd ed il pressing dei parlamentari democratici. Lui, che dei partiti non ha gran stima, deve tutto agli onorevoli del Pd che per settimane si sono battuti al Senato per bloccare in commissione gli emendamenti “liberisti”  della perfida Linda Lanzillotta. Insomma, in questo momento a Marino i partiti servono, eccome.

RISCHIO COMMISSARIAMENTO – Persino i Grillini che si dicono movimento, ma che nelle aule parlamentari sono un partito a tutti gli effetti. Fortunatamente per Roma, anche se il decreto decadesse, i suoi effetti permarrebbero almeno per il periodo di vigenza, rendendo valido il bilancio preventivo 2013 approvato scandalosamente, e per colpa di Alemanno,  a fine dicembre. Inoltre il Governo potrà ricorrere ad un altro decreto che produrrebbe i suoi effetti per il bilancio consuntivo del 2014. Si allontanerebbe così il rischio di commissariamento del Comune che il Messaggero pare invocare. La Capitale deve essere aiutata come fece Tremonti con Alemanno, ma si evitino gli artifici verbali utilizzati dal sindaco nella sua implorazione ai grillini quando afferma che «non si elargisce a Roma Capitale un solo euro dei cittadini italiani».

IL NODO RENZI – Così si alimenta la canizza della Lega consapevole che i 485 milioni concessi dal Governo non sono un trucco contabile ma soldi veri. Questi infatti sarebbero crediti che il Campidoglio, creditore fra tutti gli altri creditori,  vanta, nei confronti del debito miliardario accumulato negli anni e commissariato. Una operazione che significa allungare il brodo della restituzione a fronte di un ipotetico piano di ristrutturazione del debito che Marino dovrebbe presentare entro 60 giorni dalla approvazione del decreto. Prospettiva che in ogni caso comporterà tagli e ristrutturazioni soprattutto nelle municipalizzate. In attesa di un improbabile atto di generosità di Matteo Renzi (che già a Firenze ha privatizzato qualcosa) il sindaco corre il rischio che quel 7+ che ieri si è auto attribuito crolli inesorabilmente ad un 4- che l’opinione pubblica potrebbe attribuirgli.

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