Comune di Roma: governo ritira Decreto, situazione critica

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Il Governo ha ritirato il cosiddetto decreto “Salva Roma” di fronte alla opposizione che non era solo della Lega Nord  e dei grillini ai quali ieri si era rivolto Ignazio Marino con toni melliflui, ricordando che il Movimento «dai banchi dell’opposizione rappresenta per questa Amministrazione un continuo stimolo». Un supporto alla maggioranza, verrebbe quasi da dire. D’altra parte non è una novità che il sindaco abbia tessuto con il Movimento un dialogo “costruttivo” sin dalla campagna elettorale con l’intento di trovare spazi e consensi oltre la sua maggioranza ed in particolare oltre il Pd. Eppure ieri, mentre l’ipotesi della decadenza del decreto diveniva quasi certezza, Ignazio Marino ha scomodato tutti i suoi santi in Paradiso compresa persino la presidente della camera Boldrini sollecitando i segretari  del Pd ed il pressing dei parlamentari democratici. Lui, che dei partiti non ha gran stima, deve tutto agli onorevoli del Pd che per settimane si sono battuti al Senato per bloccare in commissione gli emendamenti “liberisti”  della perfida Linda Lanzillotta. Insomma, in questo momento a Marino i partiti servono, eccome.

COMMISSARIAMENTO – Persino i Grillini che si dicono movimento, ma che nelle aule parlamentari sono un partito a tutti gli effetti. Fortunatamente per Roma gli effetti del decreto permarranno almeno per il periodo di vigenza, rendendo valido  il bilancio preventivo 2013 approvato scandalosamente, e per colpa di Alemanno,  a fine dicembre. Inoltre il Governo potrà ricorrere ad un altro decreto che produrrebbe i suoi effetti per il bilancio consuntivo del 2014. Si allontanerebbe così il rischio di commissariamento del Comune che il Messaggero pare invocare. La Capitale deve essere aiutata come fece Tremonti con Alemanno, ma si evitino gli artifici verbali utilizzati dal sindaco nella sua implorazione ai grillini quando afferma che «non si elargisce a Roma Capitale un solo euro dei cittadini italiani».

IL NODO RENZI – Così si alimenta la canizza della Lega, consapevole che i 485 milioni concessi dal Governo non sono un trucco contabile ma soldi veri. Questi infatti sarebbero crediti che il Campidoglio, creditore fra tutti gli altri creditori, vanta nei confronti del debito miliardario accumulato negli anni e commissariato. Una operazione che significa allungare il brodo della restituzione a fronte di un ipotetico piano di ristrutturazione del debito che Marino avrebbe dovuto presentare entro 60 giorni dalla approvazione del decreto. Prospettiva che si riproporrà in ogni caso comportando tagli e ristrutturazioni soprattutto nelle municipalizzate. In attesa di un improbabile atto di generosità di Matteo Renzi (che già a Firenze ha privatizzato qualcosa) il sindaco corre il rischio che quel “7+” che ieri si è auto attribuito crolli inesorabilmente ad un “4-” che l’opinione pubblica potrebbe attribuirgli.

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