Comune di Roma, Improta vuole dalla Regione Lazio i soldi per Atac

All'assessore di Ignazio Marino non basta la delega di poteri appena ricevuta da Zingaretti: vorrebbe anche una "fase-due"

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L’assessore Guido Improta, dirigente in aspettativa di Alitalia e già sottosegretario ai trasporti con il Governo Monti è sicuramente uno dei più preparati e competenti nella squadra messa in campo da Marino. Con quella sua aria un pò “blasé” da napoletano della buona società, la battuta pronta e l’atteggiamento distaccato da grand commis de l’état ha il merito di dire spesso verità spiacevoli e il demerito di non aver portato a casa gran che con Atac che continua a macinare debiti e perdite. Improta, va ricordato, è sempre stato uno dei più fervidi sostenitori del fatto che i buchi, anzi le voragini debitorie della Capitale debbano essere coperti dal Governo contrariamente a Linda Lanzillotta ( la “nemica” del decreto che dovrebbe “salvare” Roma) con la quale pure militò nella defunta API di rutelliana memoria. In particolare è convinto che urgano 300 milioni per non far fallire Atac, già tecnicamente fallita.

LE PAROLE DELL’ASSESSORE – Così ieri, ormai quasi certo di non entrare nella compagine dei sottosegretari renziani, ha “sottilmente” polemizzato con Zingaretti affermando che con «la legge su Roma Capitale vengono devolute al Campidoglio numerose funzioni, ma non vengono mai menzionati i trasporti: mi aspetto una “fase-due” che riguardi anche questo settore». Un pò come dire “sì, vabbè, trasferite pure poteri e funzioni ma vedete anche di cacciare i soldi per il Tpl”. In effetti pochi mesi fa la Regione 140 milioni li ha pure cacciati,  e forse gli altri 100 previsti per quest’anno non basteranno ad ammorbidire le granitiche convinzioni dell’assessore capitolino. In tempi non sospetti, nel novembre 2013 ad un convegno della Cgil sviluppò il seguente ragionamento: il Lazio riceve l’11% dal Fondo nazionale pari a 575,8 milioni di euro, dei quali  240 per Cotral, 219 Trenitalia per il trasporto regionale e 94 per le ferrovie concesse più 32 milioni di IVA e qualcos’altro per quadrare. Allora Improta la buttò in politica puntando il dito sul dissidio Polverini/Alemanno che aveva bloccato i fondi per il Tpl romano. Sempre per l’occasione ammise anche con grande generosità che Zingaretti non poteva intervenire a causa del debito sanitario da ripianare. Onde evitare che quella che lui definì «una guerra fra poveri» chiedeva che la Capitale venisse equiparata ad una regione per ottenere i fondi direttamente da Governo.

ATAC NON DEVE MORIRE – Il perno del ragionamento improtiano è che la più grande azienda di Tpl europea che negli anni è costata miliardi ai contribuenti, compresi quelli che viaggiano con mezzi propri, va salvata ad ogni costo anche così com’è. Può darsi che Matteo accolga la proposta degli amici Improta e Marino, solo che dovrà giustificare l’ardita operazione non solo agli assatanati leghisti, ma a tutti quei grandi comuni italiani penalizzati dalla più costosa capitale d’Europa. E il piano di risanamento Atac? Ah, si….proclamiamolo ogni tanto, poi si vedrà.

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