Comune di Roma, Cremonesi inchiodato alla Camera di Commercio non molla

Il presidente dell'ente camerale e al vertice di Acea non vorrebbe lasciare il prestigioso posto

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Mettiamola pure così. La Camera di Commercio di Roma è un piatto ricco sul quale tutti vorrebbero mettere le mani. L’ha capito benissimo Giancarlo Cremonesi il quale,  oltre che di Acea, della Camera è presidente cumulando una serie di altri incarichi da riempire una pagina solo ad elencarli. Si dà il caso che Cremonesi (già uomo di fiducia in piena simbiosi con Gianni Alemanno) per la legge non scritta dello spoil system dovrebbe sloggiare per lasciare il posto a Tagliavanti della CNA, staffetta che era nei patti già qualche anno fa.

SFIDUCIATO – Succede così che parte dei soci della Ccia abbiano deciso da tempo di sfiduciare Giancarlo che invece ha schioda una sentenza favorevole del Tar che lo blinda sulla poltrona.  A gennaio il  Consiglio della Camera di Commercio approva il bilancio previsionale 2014 con un buco di circa 37milioni, risultato della  differenza tra i 120 milioni di proventi e i 157 di oneri. Buco che verrà ripianato  con i risparmi (sic) accumulati nelle passate gestioni pari a oltre 100milioni. Tutto per coprire le perdite di Investimenti spa (e quindi Fiera di Roma) e Tecnopolo. Chiarite al popolo le dimensioni milionarie della baracca vediamo di capire cosa sta succedendo. Cominciamo dal sindaco Ignazio Marino che assiste “attonito”  «allo stallo in cui questa istituzione si trova ormai da troppi mesi» perché la Ccia «deve essere autonoma ma non può continuare ad essere immobile e l’interesse di pochi ( senza fare nomi e cognomi ndr) non può prevalere su quello di Roma» Quindi si appella «al senso di responsabilità dei membri del consiglio camerale affinché mettano in atto tutte le misure necessarie per giungere al commissariamento.»

L’INTERVENTO DELLA CGIL – Sulla necessità di rottamare Cremonesi è d’accordo anche il segretario della Cgil Di Berardino e ovviamente i soci che sino ad oggi hanno contrastato l’inamovibile presidente. Ma il governatore Zingaretti, socio della CCIA, non vuole essere trascinato nel gorgo di futuri  contenziosi che, dopo la sentenza del Tar, si risolverebbero solo in spese legali. Quindi fa sapere che al momento «non esistono i presupposti formali per il commissariamento» perché «per aprire una fase nuova» e metterlo in atto  «sarebbero necessarie le dimissioni di almeno 11 membri del consiglio camerale. Solo in questo caso la Regione sarebbe pronta a fare, con tempestività, la propria parte….» Sino ad oggi Giancarlo ha goduto del sostegno della Unione Industriali ma il suo presidente, Maurizio Stirpe con una intervista al Corriere della Sera oggi affermava «L’ho detto 8 mesi fa e non cambio idea. Giunta e consiglio si devono dimettere in blocco, si va al commissariamento, che duri il tempo giusto per rendere meno incandescente il clima. Poi si fa un nuovo programma e si decide la governance, tenendo fuori la politica». Come in Rashomon tre rappresentazioni-tre verità, ma intanto, come nel film di Kurosawa, l’omicidio del Samurai contribuente si è consumato.

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