Bilancio, il vero guaio di Ignazio Marino si chiama “Salva Roma”

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Gli stipendi dei comunales non s’hanno da toccare. Lo vuole il Consiglio comunale tutto che con due mozioni bipartisan boccia i tagli dell’indennità di sportello ai dipendenti dell’ufficio anagrafe di Roma, decisi dalla giunta Marino. Certo, la coperta della spending review è stretta, ma non può esserlo solo verso il basso come sostengono sindacati e consiglieri. Soprattutto quando nelle municipalizzate girano stipendi anche superiori ai 300.000 euro fra i dirigenti e qualche assessore godono di doppi stipendi.

IL NODO SALVA-ROMA. Ma i veri guai del sindaco Marino non sono solo questi e hanno nome e cognome: Linda Lanzillotta. Infatti in una complicata situazione parlamentare è ancora in discussione il decreto «salva-Roma bis» con il Pd che ne esige un’approvazione immediata e Scelta civica, che con l’ex ministro Linda Lanzillotta appunto, chiede di ritirare il provvedimento dopo lo stop al suo emendamento sulla privatizzazione di quote Acea. Entro il 28, il provvedimento deve passare al Senato e alla Camera, altrimenti decade facendo crollare non solo il bilancio capitolino del 2014, ma anche quello approvato a dicembre del 2013. In ballo ci sono i 485 milioni di crediti “girati” al Comune dalla gestione commissariale del debito consolidato senza i quali il bilancio dell’anno scorso non sarebbe più in pareggio. La questione è molto delicata perché il «salva-Roma» riguarda  anche Napoli, Reggio Calabria, Vibo Valentia e gli altri Comuni bloccati dalla Corte dei conti nei loro piani di rientro.

UNA COMMISSIONE DI VIGILANZA. Si vagheggia per Roma una sorta di commissione di vigilanza sul bilancio e sulle spese, ma il cambio di Governo non favorisce la rapida soluzione del problema nonostante il lavoro dell’ex sottosegretario Legnini che probabilmente otterrà da Marino la delega per i rapporti con il Governo. Le ragioni per questo intervento ci sono tutte per una Capitale che si è vista massacrare i conti dal 2008 in poi, ma nonostante le chiacchiere e le guasconate come quella che prevedeva l’approvazione del bilancio 2014 entro gennaio, non è ancora chiaro quali garanzie vengano offerte per tagliare gli sprechi e ristrutturare le disastrate (quando non inutili) società del Comune. Certo, anche con Renzi l’accordo si troverà senza incorrere nel default alla Detroit, anche se, senza andar toppo lontano, va ricordato che l’insolvenza ed il conseguente commissariamento di Napoli fu dichiarato nel ’93 senza che il sangue di san Gennaro abbia smesso di liquefarsi.

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