Comune di Roma: beccato dalle Iene, Ignazio Marino fa lo “sceriffo”

Ossessivo siparietto del sindaco davanti all'inviato della nota trasmissione televisiva

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«Datemi il dvd con le immagini e ci sarà una punizione esemplare e severissima». L’ha ripetuto numerose volte, come un mantra, Ignazio Marino al giornalista delle “Iene” di Italia 1 che aveva cuccato e filmato le “mele marce”  che firmavano l’ingresso negli uffici capitolini e poi si allontanavano per i fatti loro. Una ripetizione ossessiva quasi ad esorcizzare la triste fame “fannullonica” di molti dipendenti comunali.

IMMAGINI INCRIMINATE. Non sappiamo se le immagini incriminate verranno fornite per la vendetta di Marino anche se riteniamo conforme all’etica professionale non accedere alla sua richiesta. Sappiamo invece che il Campidoglio dispone di ben 225 pagatissimi dirigenti che dovrebbero avere la responsabilità del funzionamento del settore amministrativo loro affidato. Così come ci risulta che nella struttura dipartimentale del Comune figuri il Dipartimento Risorse Umane che cura la gestione del personale di Roma Capitale affidata a quattro dirigenti: il direttore, nella persona della dottoressa Antonella Caprioli, euro lordi annui 130.000; il dottor Giovanni Riu euro 115 mila e rotti; la dottoressa Paola Conti 122 mila e la dottoressa Silvia Marani poco più di 103 mila, che non sono proprio stipendi da buttar via.

SINDACO SCERIFFO. Se si considera che sotto di loro opera una struttura complessa e numerosa, non si comprende perché il sindaco debba fare lo sceriffo o il giudice della frontiera americana comminando punizioni e pene severissime (senza applicare la legge del capitano William Lynch, ci auguriamo). Si suppone inoltre che tutti i 225 pagatissimi dirigenti abbiano occhi per vedere cosa succede nei loro uffici mentre i sindacati, buoni solo a contrattare diritti già ampiamente garantiti, potrebbero anche dare una mano per rendere più efficiente la macchina amministrativa capitolina. Infine, se già non esistono, si potrebbero utilizzare le telecamere, che negli uffici comunali dovrebbero esistere un po’ dappertutto, evitando di chiedere le prove del reato a Mediaset. Sempre che non si configuri la violazione della privacy e allora le pene severissime verrebbero inflitte a Marino.

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