Coratti dà l’ultimatum a Marino, ma la vera prova è il bilancio 2014

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Che voto merita la Giunta Marino dopo nove mesi dalle elezioni? Un 6 scarso, almeno a leggere l’intervista al presidente del Consiglio Capitolino Mirko Coratti (Pd) pubblicata oggi dal Corriere della Sera che da mesi, insieme al Messaggero, non lesinano critiche al sindaco. A ognuno i suoi giochi, ma  la palese insoddisfazione di Coratti, non contribuisce a svelenire il clima teso fra Marino e la sua maggioranza nonostante l’ottimismo di facciata.

MARINO E ALEMANNO. Nè giovano a rasserenare il clima le “confidenze” a Gianni Alemanno (prontamente raccolte dai media) secondo le quali la maggioranza sarebbe di freno all’azione del sindaco. Cose dell’altro mondo, si affretta a smentire il “marziano” ma il collaudato feeling fra i due risulta quantomeno imbarazzante per chi della caduta di Gianni ha fatto un vanto per la rinascita della Capitale.

LE CRITICHE DI CORATTI. Le critiche del Presidente del Consiglio capitolino riguardano una scarsa produttività della Giunta che limiterebbe l’attività d’aula costretta a supplire con provvedimenti delle commissioni consiliari. Gli ormai continui attacchi “mediatici!” ad Ignazio (ancora oggi quello del Foglio dal titolo “Roma fa schifo) fanno parte della normale dialettica delle opposizioni o di interessi che non sono puramente editoriali, ma è innegabile (soprattutto dopo l’emergenza meteorologica) la presenza di un malessere diffuso, un sordo brontolio dell’opinione pubblica che vive (soprattutto nelle periferie) una quotidianità di buche, trasporti inefficienti, traffico congestionato, scarsa pulizia e decoro urbano. Problemi antichi, se si vuole, ma che mettono nell’angolo Marino e i suoi costretti più alla difensiva che alla rapida ed efficiente decisione non puramente annunciata.

MALESSERI E SCADENZE. Un malessere che potrebbe trovare nei sondaggi sul gradimento a Marino un facile strumento di battaglia politica per l’opposizione, per quanto moscia di questi tempi. Di questo diffuso malessere le antenne di una sinistra (per quanto “scacciata” e divisa) colgono i segnali con preoccupazione. I tempi stringono, così Coratti indica la scadenza di luglio per una verifica tutta politica, ma è impressione diffusa che superato il problema di un improbabile rimpasto di Giunta, i veri nodi si aggroviglieranno con il bilancio 2014 che Marino intendeva presentare già a gennaio. Se il governo non sarà generoso con Roma toccherà tagliare, ristrutturare con un impegno al risanamento di lunga scadenza. Un amaro boccone che la sinistra del “pubblico a tutti i costi” e “dei posti di lavoro che non si toccano” dovrà digerire finiti i soldi e l’era del consociativismo clientelare. Questa della sua maggioranza sarà l’allegra compagnia con la quale Marino dovrà fare i conti per rimanere in sella.

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