Comune di Roma, il parco del Pineto non è mai stato pubblico

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Comune di Roma, il parco del Pineto non è mai stato pubblico

Il 18 gennaio la consigliera Lavinia Mennuni segnalava la preoccupazione di molti cittadini dei quartieri Balduina e Valle Aurelio per la modifica al piano di assetto del parco del Pineto che sarebbe stata proposta da Roma Natura, l’Ente Regionale gestore del parco. Tale modifica poteva riguardare i perimetri del parco e la destinazione di alcune aree da zona attualmente di fruizione (o di occupazione, come vedremo inseguito) pubblica a servizi privati per realizzare impianti sportivi in prossimità di Valle Aurelia e del sottostante al pianoro di Proba Petronia. Di qui l’invito al Presidente della Regione che ha nominato il presidente del Parco, ad approvare o a respingere tale modifica del piano.

Tutto facile allora? Mica tanto, perché quel parco tra via di Valle Aurelia e via della Pineta Sacchetti è di proprietà privata, per la precisione della S.E.P. spa che per quei 162 ettari, già dal PRG del 1985, aveva previsto una destinazione edificabile presentando un progetto di lottizzazione. Sei anni dopo 61 ettari del parco venivano espropriati dal Comune, ma la S.E.P. contestò la somma prevista impugnando gli atti di esproprio al Tar Atti annullati con sentenza confermata dal Consiglio di Stato nel ’97. Ma non finisce qui, perché annullato l’esproprio, la società chiedeva, sempre al Tar, il riconoscimento di una indennità per l’occupazione illegittima di quell’area da parte del Comune. Il tribunale amministrativo nel novembre del 2012 respingeva il risarcimento in generale, ma riconosceva alla S.E.P. il danno per il mancato godimento dell’area. Sentenza contro la quale la società è ricorsa in appello ma che non libera l’amministrazione dall’obbligo di risarcire il mancato godimento dell’area per una somma che si stima attorno ai 100 milioni di euro.

Una botta da sdraiare il Comune più ricco, figuriamoci per le disastrate casse capitoline. Il fatto è che la gente (e la consigliera Mennuni), dopo decenni di tira e molla, si è fatta l’opinione del tutto infondata che i 160 ettari siano di proprietà comunale e quindi destinati al pubblico. Altro che pericoli di riperimetrazione dei confini o destinazione di impianti sportivi privati, oggi la S.E.P. rivuole i suoi terreni e in più i soldi ed il risarcimento del danno riconosciuto dal tribunale amministrativo. Non era più utile che la consigliera Mennuni, la quale ha l’accesso agli atti, si informasse prima anziché preoccuparsi?

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