Senza i soldi della Regione Lazio Ignazio Marino affoga

Si attendono trasferimenti fra i 140 e i 160 milioni. Ma la manovra è tutt'altro che facile

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Il sindaco Ignazio Marino batte quattrini e dà per scontato che dalla Regione gli vengano fra i 140 ed i 160 milioni di euro  per il trasporto capitolino, che gli servono, come la flebo di ferro ad un anemico per quadrare il bilancio di Roma Capitale. Un bilancio già graziato dalla legge di stabilità che gli consente di scaricare 600 milioni sul debito commissariato che i Romani pagano annualmente con uno 0,4 di Irpef sullo 0,9 che rappresenta l’aliquota più alta d’Italia.

La faccenda appare semplice visto che in Regione governano gli amici, ma non manca nemmeno l’ imbarazzo perché spetta al governo determinare l’importo di quel trasferimento vincolato alla copertura del debito sanitario pregresso. Non a caso l’opposizione alla Pisana  ci inzuppa il pane della discordia con una risoluzione congiunta  de La Destra, Fratelli d’Italia e Cinque Stelle  che chiede alla Giunta di evitare di buttare dalla finestra le risorse della sanità per Atac  senza la garanzia di un piano industriale serio. Il fatto è che i soldi pretesi da Marino vengono dalla maggiorazione delle aliquote fiscali regionali destinate alle Asl.

Si delinea così uno scontro fra le esigenze di Roma e quelle dell’intera Regione che imbarazza anche la maggioranza alla Pisana. Ecco allora un ordine del giorno di maggioranza dove si ricorda  che nel bilancio di previsione 2013 non risultano stanziamenti in favore del TPL romano, ma nemmeno per i debiti relativi al periodo 2010-2012. Anzi, si sottolinea  che  la Regione ha già liquidato per il tpl della Capitale 388 milioni da luglio 2012 ad oggi.

Che è un po’ mettere le mani avanti verso le pretese romane, salvo poi ammettere che i soldi possono essere  ricavati dall’extragettito sanitario. A patto che  il Comune di Roma predisponga un serio piano industriale Atac  come la Regione sta facendo per il Cotral Spa: che gli importi erogati non vadano anche a finire in buonuscite dei manager. E infine, fra le righe, che nemmeno si parli, nè oggi nè mai, di privatizzazione dell’Atac. Ok, tutto giusto e buono, ma anche molta aria fritta perché la coperta è stretta e  il bilancio capitolino di previsione (sic) del 2013 deve essere approvato entro fine anno (il 30 novembre potrebbe slittare) pena il commissariamento e i soldi servono tutti, maledetti e subito. Questa è la carta vincente che Marino sta giocando.

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